Io e il mio amore: Paolo Spaccamonti

paolo spaccamonti

Paolo Spaccamonti, torinese, musicista e compositore, ha pubblicato a suo nome tre album, di cui l’ultimo, Rumors, è uscito lo scorso aprile.

Descrivi il tuo lavoro attuale.
Da circa dodici anni lavoro part-time come OSS (operatore socio-sanitario) in un centro diurno rivolto a persone con diverse disabilità.

Hai mai pensato di lasciare il tuo lavoro per la musica?
Ci penso spesso. Potersi concentrare solo sulla musica sarebbe un vero privilegio ma ad oggi non posso permettermelo. In Italia è difficilissimo campare solo di quello e mi sembra sia tutto percepito sempre più come dovuto. Perchè comprare dischi quando si trovano ovunque e gratis? Perchè pagare l’ingresso di un concerto? È avvilente. Se non altro il vero lavoro mi obbliga a fare i conti con la realtà, costringendomi ad alzarmi dal letto anche quando non vorrei e ad uscire di casa. Forse questo è positivo.

Come concili il lavoro e la passione per la musica?
A fatica, ma con tenacia e metodo. Cerco di ottimizzare i tempi. Facendo un part-time è più semplice, posso organizzarmi i tour e in settimana ho abbastanza tempo per lavorare sulla musica. A volte sembra di avere due vite. Come quando la sera prima eri a 500 km di distanza a suonare su un palco e il giorno dopo ti ritrovi a gestire una riunione importante con i servizi sociali o su un tappeto a praticare shiatsu con quaranta ragazzi. È una cosa da matti, me ne rendo conto.

Quali scelte cambieresti nel tuo percorso professionale?
Nulla. È il lavoro ordinario più bello di tutti, non riuscirei a fare altro. I ragazzi sono adorabili e per fortuna la cooperativa è davvero seria. Quello che mi uccide è la routine, ma pensandoci non credo esista nulla di sopportabile per tutte quelle ore. Di mia spontanea volontà non farei niente per otto ore al giorno, suonare o altro che sia. Il problema sta a monte.

a cura di Marco Gargiulo

Io e il mio amore: storie quotidiane di musicisti coraggiosi. Racconti in prima persona di successi e fallimenti di chi si mette in gioco per lavorare di, con e per la musica.

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