L’oro (nero) di Napoli: intervista ai Naga

naga

Lento e asfissiante come immaginiamo sarebbe una colata lavica del Vesuvio, Hēn è l’esordio dei napoletani Naga uscito lo scorso anno per un manipolo di etichette come Fallo, La Fine e Shove.

Cronologicamente, prima dei Naga ci sono stati i Kill the Easter Rabbit e un album, Apokatastasis. Che eredità hanno raccolto i Naga, batterista (e quindi bpm) a parte?

Lorenzo De Stefano (chitarra): Non credo ci sia una particolare eredità, in senso musicale la considero una cosa completamente differente; ovviamente è servita a me ed Emanuele (Schember, basso, NdR) comprendere cosa NON ci piace fare e la direzione futura da intraprendere.

Oltre al suono, sono cambiate anche le tematiche, nel passaggio dai KTER ai Naga? Mi spiego meglio: se prima inserivate in un pezzo (Blind Ring) un sample tratto dal film Non si deve profanare il sonno dei morti (usato, in lingua originale, anche dagli Electric Wizard in Come My Fanatics…), in Hierophania c’è invece un discorso estratto da Un borghese piccolo piccolo di Mario Monicelli.

Direi di no. In generale il climax è più oppressivo, ma per quanto riguarda le tematiche scrivo un po’ di quello che mi interessa o che mi colpisce al momento, non seguo nessun nesso particolare.

I cinque brani che compongono l’album sono molto lunghi. Avevate deciso che dovessero essere così sin dal principio oppure si sono evoluti man mano che li suonavate?

Sicuramente ci troviamo maggiormente a nostro agio coi tempi dilatati, ma ogni pezzo ha una storia a sé semplicemente quando qualcosa è finito e suona bene te ne accorgi, ma non è assolutamente una decisione preliminare.

Apokatastasis, Hēn… Come mai titoli in greco? Su che cosa sono incentrati i testi?

Il greco è una lingua molto evocativa e che mi affascina per la sua ricchezza semantica. Ciò ha permesso a quella grande civiltà di partorire il grande disegno della filosofia antica di cui sono appassionato e da cui spesso traggo suggestioni per i testi. Per quanto riguarda Hēn in greco vuol dire l’uno, unità, il permanente nella variazione, l’individuazione, il principio primo o semplicemente la determinazione fondamentale di una qualsiasi cosa, ad ogni modo evitando sproloqui, per me rappresenta il fondo insondabile da cui tutto viene fuori e in cui tutto torna, i testi, tranne The Path che parla di una scena del Faust, sono sviluppi ulteriori di questa idea.

Che cosa rappresenta l’artwork di Hēn?

Il triangolo rappresenta il divino, come ad esempio nei pitagorici, ma anche le unità geometriche di cui è costituito il mondo.

Ho chiesto tramite Facebook di segnalarmi band metal napoletane. Pochissime risposte, però mi hanno citato due volte il vostro nome. Che rapporto avete con Napoli, una città che, a differenza di Roma per esempio, non respira metal? Immaginate mai i Naga lontano da essa? Ci sono altri gruppi affini al vostro sound? Ci sono locali adatti a gruppi come il vostro? Possiamo parlare di una scena doom/metal a Napoli? Se sì, in che modo vi inserite al suo interno?

Di scena doom metal a Napoli direi di no, ma nemmeno di sludge o simili, però ciò non vuol dire che non ci sia una scena, ci sono molte band che stimo composte da persone e amici che conosciamo da una vita, molti di loro fanno punk e ti potrei citare Radsters, Motosega, Hex Ray Gun, Panic Clown, Totenwagen; in ambito strettamente metal mi sovvengono solo i Deflagrator le alte band metal napoletane le trovo abbastanza noiose, meglio sicuramente la scena punk HC, poi stimo molto i V-Device anche se non è il mio genere, ma sono ragazzi con talento e creativi che si fanno il mazzo tanto per la musica. Come ogni napoletano con Napoli ho un rapporto altalenante, la amo molto come città, forse in Italia non vivrei altrove, ed amo le mie origini, ma le opportunità latitano; se fossimo del Nord o teutoni magari le cose sarebbero più semplici sotto diversi punti di vista.

E i locali?

A Napoli mancano i club come il Traffic e il Closer, per fare un paio di esempi romani, pensati per fare musica dal vivo, ad ogni modo lo storico Mamamu preso in gestione dai ragazzi della Fallo Dischi è un locale dove spesso ci piace suonare, poi c’è il Cellar che è gestito da Luciano una persona davvero in gamba. In generale suoniamo ovunque non ci cachino il cazzo coi volumi.

E guardando più in generale al di fuori della vostra regione, quali sono i gruppi e le realtà con cui sentite affinità o con cui, comunque, vi piace interagire/essere accomunati?

Abbiamo avuto la fortuna di stringere rapporti con The Secret e Grime, che oltre ad essere a mio avviso quanto di meglio l’Italia estrema ha da offrire a livello mondiale, sono composte da ragazzi davvero eccezionali, mi piacciono poi molto i Marnero e gli Hyperwülff, Storm{O}, Profanal, Fuoco Fatuo, OvO, Eremite, Bland Vargar, Noia e Barbarian, Violentor, Stoner Kebab, Abaton, Zippo, Caronte, Doomraiser sono tantissimi e sicuramente ne dimentico molti, credo ci siano molte band davvero buone oggi in Italia.

Marco Gargiulo

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