Claudio Rocchi/Gianni Maroccolo – VDB23/Nulla è andato perso

Claudio Rocchi/Gianni Maroccolo - VDB23/Nulla è andato perso

CD/LP – Alkemi/Ala Bianca – 9 t.

Innalzarsi attraverso spazio e tempo. Nebulose, supernove, stelle, satelliti. Tutta un’altra cosa il Sistema Solare visto dal globo terracqueo, quasi a lasciar intendere come il confine tra la vita come la conosciamo e “l’altra” dimensione non solo sia labile, ma possa essere sintetizzato in una sola frase: VDB23/Nulla è andato perso. Se si dovesse trovare una massima espressione delle ultime due fasi artistiche di Claudio Rocchi, questo lavoro finirebbe senza dubbio per rappresentarla. Realizzata sotto l’egida di un illustre collega quale Gianni Maroccolo, l’opera è ancora una volta concettualmente originale. Ne è la prova la determinazione che dal nucleo dell’idea iniziale ha visto gli artisti utilizzare la strada del crowdfunding come strumento idoneo al reperimento dei fondi necessari. Questa, per certi versi, opera collettiva è il Volo magico dei nostri tempi: dall’India di ieri l’universo di oggi e, ancor di più, di domani. Il suono è ancora una volta, al contempo, sperimentale e ricercato: ora il rock ferreo e granitico di VDB23, con il basso di Marok a fungere da collante a quella che da sferzante galoppata si trasforma in un andante maestoso per poi chiudersi su echi industriali, filo conduttore di un rapporto tra flora e fauna, natura e tecnologia espresso anche dal trip hop di Torna con me e dal forsennato drum’n’bass di Tutti gli uomini – Tutte le donne, ora un’allucinazione fatta di trasmutazioni elettroniche e calcoli impazziti che trovano l’armonia nella deriva ambient di Nulla è andato perso e in Una corsa, prima animata da un glitch rarefatto, poi resa struggente dal violino di Fulvio Renzi e dal pianoforte di Alessandra Celletti; ora è sospensione, sottolineata dalla chitarra di Ghigo Renzulli (Litfiba), fattore determinante de La melodie de Terrence, ora è metempsicosi, nell’operato mnemonico e tipicamente asiatico di LD7M, distorsione ed invito al ballo, sorretti da sitar ed esraj, ma soprattutto nell’apoteosi riscontrabile, indubbiamente, nei venti minuti di Rinascere – Hugs Suite, in cui il contatto con la spiritualità viene rappresentato da voci come quelle di Miro Sassolini, Monica Matticoli, Cristina Donà, Franco Battiato, Piero Pelù, Ivana Gatti, Cristiano Godano, Massimo Zamboni ed Emidio Clementi. L’immaginazione gioca un ruolo fondamentale, affiancando la musica ad una concezione maggiormente teatrale del tutto, tra ninne nanne, ballate, ritmiche incessanti e cadenzate e chiusure paradisiache: praticamente una forma moderna a metà tra prog e musica classica. È anche in questo modo che VDB23/Nulla è andato perso cancella il senso di fine ipotizzato più volte in merito al passaggio di un’esistenza, trasformandolo in un arrivederci, di quelli espressi servendosi di una prerogativa oggi tale da rischiare di essere sempre più rara: la sincerità, che, in un uomo come Claudio, non è mai mancata. Un album che è arte, dall’inizio alla fine, e vista la sua capacità di offrire visioni del futuro, chissà che un giorno non diventi un film.

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