Max Cavalera – Joel McIver | Bloody Roots – Dai Sepultura ai Soulfly e oltre

Max Cavalera - Joel McIver | Bloody Roots - Dai Sepultura ai SoulflyTsunami, 256 p.

Dopo le morti di Cliff Burton e di Dimebag Darrell, l’uscita di Max Cavalera dai Sepultura – e la conseguente separazione dal fratello Iggor – è probabilmente il terzo lutto più grave di sempre del mondo dell’heavy metal. I Sepultura non si sono ancora riuniti in una formazione più vicina possibile a quella per così dire classica, e probabilmente è meglio così alfine di evitare un’ennesima reunion inutile quanto lucrativa. Tuttavia, Iggor ha lasciato a sua volta il gruppo brasiliano per riconciliarsi col fratello e creare insieme a lui i Cavalera Conspiracy. E l’insieme di questi eventi tutto sommato recenti ha dato occasione all’ex frontman dei Sepultura, ora leader dei Soulfly, di lanciarsi in un’avventura introspettiva intitolata Bloody Roots. Dai Sepultura ai Soulfly e oltre, pubblicata in Italia dalla Tsunami Edizioni.

Essendo il libro un’autobiografia, Massimiliano Antonio Cavalera (questo il suo vero nome) comincia a raccontare la sua vita sin dagli albori, da quel periodo spensierato della sua esistenza in cui viveva tra Belo Horizonte e San Paolo. Tuttavia, la morte del padre (migrato dall’Italia al Brasile), il quale manteneva col suo lavoro in consolato la vita agiata della famiglia, scombussola l’ameno quadretto. Che sia proprio questa scomparsa prematura mai del tutto metabolizzata – Max aveva appena nove anni – a dare, a lui così come al fratello, la rabbia necessaria a comporre le prime canzoni dei Sepultura? Di certo ha influito molto se faceva suonare i loro lavori degli esordi ai limiti tra thrash e death, quando forse solo Death e Possessed erano altrettanto estremi.

La storia si dipana poi per le alterne vicende che hanno portato i Sepultura al successo (come i tre giorni e rotti di autobus per poter suonare ad un evento nel nord del Brasile) e giunge fino alla triste separazione, gettando luce su di essa; per raccontare, infine, i recenti sviluppi con i suoi due nuovi gruppi. La narrazione ricca di aneddoti ricorda vagamente quella che potrebbe intraprendere un vecchio nonno che racconta al nipote della sua vita, ma se non altro ha il pregio di far simpatizzare il lettore per Max e di farlo risultare quantomeno verace e genuino. Sulla stessa lunghezza d’onda si può collocare lo stile: semplice e lineare, ai limiti del banale, dalla struttura sintattica talmente frammentata da risultare pressoché singhiozzante. Appunto per questo motivo, però, pare chiaro che Joel McIver non sia intervenuto eccessivamente sulle bozze di Max Cavalera – e non si può certo pretendere che ogni ottimo musicista sia anche un ottimo scrittore – lasciandone trasudare la sincerità e l’onestà intellettuale.

In queste pagine tutto contribuisce a creare un’immagine umana e sincera del cantante-chitarrista brasiliano, sempre curioso e sempre pronto a testare qualche nuova soluzione per mettersi in gioco con la sua musica (e con le sue idee).

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