Wacken Open Air 2015 – Wacken

Wacken Open Air 2015 - Wacken

Questo Wacken, purtroppo, verrà ricordato più per i disagi che per gli exploit musicali degli artisti presenti, e chi non la pensa come me non ha interesse a tutelare il metal ed i metallari wackeniani.

Nonostante il fondatore Thomas Jensen annualmente lamenti l’assenza di soldi, ogni anno il sold out viene raggiunto in poche ore, e 75.000 persone acquistano felpe a 50 euro cad, magliette a prezzi esagerati ed ogni tipo di gadget teschiato, svuotando le casse di ognuno dei presenti al festival.

Ha piovuto a Wacken, e non due gocce: ha diluviato come ci fosse l’apocalisse. Dopo la prima scrosciata i fan erano giustamente desiderosi di sguazzare nel fango, com’è da rito, fare la lotta nella melma, il selfie da gladiatore delle fogne tedesche e tutto ciò che rappresenta un’ideale di sopravvivenza in terra crucca, all’insegna del metal e della birra.

Questo entusiamo è durato molto poco, perché la temperatura è scesa a 6 gradi, l’acqua era gelida, il fango in alcuni punti arrivava fino alle ginocchia. Dagli scarponi cool da metallaro le suole si scollavano, costringendo i nostri eroi ad acquistare migliaia di stivali di plastica per non dover camminare scalzi nella fanghiglia.

Mentre le tende volavano via per il terreno non adatto ad un campeggio, gli indumenti si bagnavano, le sacche si allagavano, altro non potevo fare che ripensare alla gestione del denaro dell’Hellfest, dove parte degli introiti sono stati investiti in un manto erboso compatto ed a prova di diluvio universale.

Ho visto gente con le lacrime agli occhi, metallari di vecchia data, e soprattutto ho visto disabili fermi, immobili, con le ruote delle proprie carrozzine intrappolate nel terreno. Questi ragazzi (tanti) non avevano assolutamente l’aria di chi stava vivendo un’avventura, ma quella di chi si stava imbattendo con un’organizzazione che li aveva completamente tagliati fuori. Questo all’Hellfest non avviene, non è avvenuto e non avverrà mai.

Le mappe affisse sui cartelloni del campeggio erano tutte, o quasi, sbagliate, segnando la posizione errata del “you are here”, gli info-point disponevano di personale completamente incapace nell’esercizio della lingua inglese, tant’è che più volte mi hanno mandato in direzioni opposte rispetto a quelle richieste, costringendomi ad annaspare nel buio per chilometri, dove è difficile fare anche solo cento metri.

Ovviamente l’unico modo per tenersi caldi e non disperarsi in un contesto simile è attaccarsi alla bottiglia. La situazione è stata esasperante, al punto che per la prima volta ho visto un’aggressione violenta ad un festival, dove un ragazzo è stato completamente massacrato di botte di fronte allo sguardo inebetito di una dozzina di metallari, stanchi, sfibrati, ubriachi e distrutti. Sangue ovunque, viso completamente devastato ed, a mio avviso, una certa responsabilità da parte dell’organizzazione per non aver messo in conto condizioni stressanti come questa. Musicalmente mi sento solo di dire che LaBrie (Dream Theater) è stato il peggior elemento del Wacken dopo il fango. Speriamo, nel 2016, di poter parlare anche di musica.

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