Ministri – Cultura generale

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Ministri - Cultura generaleCD – GodzillaMarket/Warner, 12 t.

A Davide Autelitano, Federico Dragogna e Michele Esposito io voglio un bene dell’anima. Perché sul suolo italico un trittico come I soldi sono finiti, Tempi bui e Fuori non s’era mai visto e sentito, tre pacchi di musica che restituiscono alla perfezione il disagio esistenziale degli anni duemila. Ma, come nelle celeberrime cinque fasi di elaborazione del lutto, dopo negazione, rabbia e contrattazione arriva necessariamente la depressione, e Per un passato migliore, un disco disilluso e ricco di malinconia, era già lontano da quel rock scheletrico e senza fronzoli che raccontava l’impossibile arte di conciliare se stessi con gli altri esseri umani lì fuori.

La quinta e ultima fase di questo lungo processo si chiama Cultura generale, e corrisponde, più o meno, con quella dell’accettazione. Accettazione che ha tante sfumature, a partire dall’essere finalmente scesi a patti con se stessi, riconoscendo le proprie capacità e punti deboli. Per capirlo basta ascoltare tracce come Io sono fatto di neve (Sono fatto di neve / come le persone normali / e tu che mi vuoi scaldare / tu vuoi farmi morire), la prova definitiva che i tre Ministri non hanno più bisogno (o forse voglia) di urlare sempre e comunque. Culturala generale infatti è anche il disco meno pesante del trio, non solo perché i pezzi sono meno pestati e le chitarre meno arrabbiate, ma perché trovano finalmente spazio emozioni e sfumature che nei dischi precedenti non erano mai emerse, vedere alla voce Lei non deve stare male mai, una canzone d’amore nel vero senso del termine.

Certo, le incazzature ci sono ancora: Macchine sportive è il cugino de La faccia di Briatore di tre dischi fa, mentre Idioti è come Fuori ma cinque anni dopo: se nel 2010 ci si dichiarava esterni a qualsiasi categoria del creato, ammettendo però che noi fuori / non sappiamo cosa fare, Idioti racconta la piena coscienza dell’essere qualcosa e non qualcos’altro, puntando il dito contro il marcio senza dubitare di sé (volete vivere il male / volete vivere troppo / e trascinarci giù con voi / sono io quello normale). E la stessa title track, seppur priva di ogni distorsione, è una due minuti da requiem che pesa come un macigno lanciato contro i mammasantissima della cultura generale italiana.

Insomma, Cultura generale non è il disco dei Ministri che ci si poteva aspettare, e più che un ennesimo sequel sembra quasi un prequel, un viaggio indietro nel tempo fino a un’epoca in cui Ministri non avevano ancora il cuore a pezzi e il cervello intrappolato tra quattro mura, prima che i soldi fossero finiti, prima dei tempi bui e di uscirne fuori, quel passato migliore che si erano augurati appena un disco fa. Che vi piaccia o meno.

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