Marlene Kuntz – Pansonica EP

Marlene Kuntz

Marlene Kuntz - Pansonica EPCD – Sony, 7 t.

Ripensare al 1994 non significa ridursi ad un banale effetto nostalgia per determinati periodi, né tantomeno fare un semplice tuffo a capofitto nel mare dei ricordi scevri da cotanto pensiero, ma è più una constazione del fatto che certe produzioni, ai tempi, siano state effettivamente seminali per quelli che dovrebbero essere certi filoni, in particolar modo in Italia. Il rock. Cosa dovrebbe essere e di conseguenza rappresentare il rock in Italia? Allora un album d’esordio come Catartica, nel caso dei Marlene Kuntz, il suo segno indelebile lo aveva lasciato, senza alcun dubbio. Pertanto, a vent’anni di distanza, raggiunta una certa maturità, nonostante le non eccelse ultime prove in studio, fa un certo effetto guardarsi attorno e pensare a tali trascorsi, quel che rimane e quel che si è imperdonabilmente tralasciato. Pansonica esprime proprio questo: non raccoglie delle semplici outtakes di Catartica e del successivo Il vile, oltre che composizioni scritte quando dietro al microfono c’era ancora Alex Astegiano, ma attualizza quelli che sono stati i germogli e contemporaneamente i raggiungimenti dei loro obiettivi, basati su un suono carico, imbevuto di noise, devoto ad insegnamenti sonicyouthiani. C’è il tiratissimo proclame di Sig. Niente, quasi uno spoken word, la galoppata di Capello lungo, la spigolosa, distruttiva, lancinante esperienza amorosa di Donna L (unico tassello già gustato in versione live in Come di sdegno), il cui vomito, con annessa coda catalettica, è la conseguenza di una Ruggine dal ghigno beffardo, in contrasto con una melodia che pare anticipare quella Nuotando nell’aria ormai entrata nell’immaginario comune, ma spogliata da quel fare desideroso che ne costituisce il filo conduttore. Una violenza che, nel suo imporsi, che fa il palo con una maggiore, apparente, pacatezza situata in Parti, Sotto la luna ed Oblio. Ne conviene che possa suonare scontato dire che questo disco sia la produzione migliore realizzata dalla band cuneese da dopo Bianco sporco ai giorni nostri. Ma è indubbiamente così: Pansonica, non è solo un’occasione per cui un semplice regalo agli ammiratori di sempre si riveli più che gradito, ma traccia una voglia di alzare la testa, da parte di Cristiano Godano e soci, che non è da poco e prescinde dal passare del tempo.

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