Il pan del diavolo – FolkRockaBoom

il pan del diavolo

Il pan del diavolo - FolkRockaBoomCD/LP – La Tempesta/Tannen, 12 t.

A volte, nel deserto, il vento non porta sempre con sé avvoltoi ed uccellacci del malaugurio. Evidentemente, nelle sue folate, si può anche percepire delle presenze tali da risultare molto incisive sui più. Il frutto dell’immaginario comune che si serve del proprio linguaggio per dare luogo ad una forma di comunicazione tale da ricondurre al possibile effetto di una bomba. Le conseguenti interpretazioni, una volta entrati nel mondo de Il pan del diavolo, sono indubbiamente molteplici, specie se diventano parte integrante di una dimensione in continuo movimento, mai tendente ad una condizione statica, come dimostrato negli anni. Se Sono all’osso e il precedente omonimo EP erano incentrati su un suono grezzo, arrabbiato, con tutte le carte in regola per ricondursi allo spirito del rock’n’roll, mentre Piombo, polvere e carbone a suo modo aveva aperto le strade verso una fase di transizione, ulteriormente marcata dalla presenza di una formazione allargata, con tanto di batteria d’accompagnamento, questo FolkRockaBoom non va considerato tanto come un ritorno alle origini, quanto piuttosto come un punto della carriera di Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo maggiormente focalizzato sull’introspezione e sull’intimità, a partire dall’impostazione vocale da parte dello stesso Alosi, dove il fomento degli inizi viene parzialmente sacrificato a favore di un tono maggiormente autoriale, ma soprattutto in merito a quella che è la struttura generale dei brani, dove si passa dal disperato climax westerniano de I peggiori ad autentiche ballate come Un classico e soprattutto Vivere fuggendo, dal sentimento bluesy de Il meglio al soliloquio di Cattive idee e al cadenzato inno gomeziano Nessuna certezza. Anche i brani più tirati non vengono meno ad un simile cambiamento, come dimostrano Io mi do, la title track, colma di elettricità, i riff situati tra Sud e Spagna del viaggio di Mediterraneo, una Mezzanotte dalle vibrazioni puramente rock, tanto che ad avvicinarsi ai passati fasti è la strumentale Aradia, un’overdose di acidità composta da organo e chitarra, eseguita con Andrew Douglas Rothbard, già con i VSS, mentre Il domani, con i Sacri Cuori, fa da soffusa e sospesa chiusura di un lotto di tutto rispetto, che non delude le aspettative. Perché Folkrockaboom, nel suo secco cambio di rotta, lascia intuire come quello del Pan del diavolo sia un percorso effettuato con cognizione di causa, in cui ogni scelta effettuata va di pari passo con la propria maturità, artistica e personale. Consigliato.

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