The Child of a Creek – Quiet Swamps

The Child of a Creek

Quiet SwampsCD – Ruralfaune, 10 t.

Oggigiorno, nel bene e nel male, si parla tanto di neofolk, rischiando spesso di sfociare in un uso ed abuso parzialmente dovuto alla visione che se ne può avere in determinate occasioni. Ma nella persona di Lorenzo Bracaloni, in arte The Child of a Creek, il risultato finale non si ricollega al mero neofolk, quanto ad una continua immedesimazione in musica e parole, elementi portanti della propria arte. Se l’album precedente The Earth Cries Blood ha simboleggiato a suo modo la disperazione, l’introspezione e allo stesso modo la speranza, Quiet Swamps è un tuffo a capofitto che dalle paludi passa dal profondo del mare, magari quello del Sol Levante, e arriva finalmente a quel Fiume Giallo allora solo immaginato. Là dove ballate come At Morning or at Dusk, un’ideale seguito della passata Don’t Cry to the Moon, continuano quanto sviluppato in passato, si susseguono la salmodia della titletrack, il malinconico soliloquio di Subterrean Life, la catarsi dalle pieghe rumoriste di The Mist, una The Ravine che, strutturalmente, richiama certi esperimenti del Mike Oldfield dei primordi in una chiave maggiormente ambient, la stessa che verrà ulteriormente marcata in Golden Memories, The Owl and the Moon, momento devoto ai primi Dead Can Dance, e le vibrazioni di una classicheggiante chiusura strumentale quale è Lost Horizons. Attimi che dimostrano come il suono di The Child of a Creek sia fatto di continue mutazioni, in quanto frutto di una ricerca che non si limita ai soliti stilemi, ma preferisce osare, riuscendo ancora una volta nel suo obiettivo. Un disco di rara intensità.

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