Eagles of Death Metal – Zipper Down

Eagles of Death Metal

Eagles of Death Metal - Zipper DownCD/LP – Downtown, 11 t.

Per fare questo disco ci sono voluti sette anni, eppure suona come se fosse stato registrato in caduta libera da 10mila metri d’altezza, dopo essere saltati fuori da un aereo in volo. Una frase che per qualsiasi altro artista sarebbe un insulto. Ma non per Josh Homme e Jess Hughes, i due sacerdoti del rock meglio noti come Eagles of Death Metal, appena tornati sulla scena con Zipper Down.

Il nuovo album tiene fede alla promessa fatta nel 1998 da questi due scriteriati, ovvero quella di fornire ai propri ascoltatori dosi massicce di rock ignorante, nel miglior senso del termine. Non a caso il disco si apre con Complexity, un brano che è a tutti gli effetti un manifesto programmatico (It’s so easy / withouth complexity, canta Hughes). Rispetto ai lavori precedenti, Zipper Down è un rollercoaster emozionale che alterna riff alla nitroglicerina come in Got a Woman, languide canzoni d’amore (vedere alla voce I Love You All the Time) e infornate di fuzz come in Skin-tight Boogie, così unta di groove che il grasso finisce per colare dalle orecchie. Lungo la strada si passa da Silverlake, che è una presa per il culo ai poser di mezzo mondo, mentre la chiusura al fulmicotone di The Reverend è un invito a muovere i fianchi fino a slogarseli.

Sette anni dopo, insomma, a Hughes e Homme non frega ancora un cazzo di quello che pensiamo io, te e il resto del mondo, tanto che nel tritacarne delle aquile ci finisce anche Save a Prayer dei Duran Duran, rielaborata in maniera così naturale da farla sembrare una loro canzone. Se i giappi hanno i Power Rangers a difenderli, gli alfieri del rock marcio, distorto e puzzolente sono senza dubbio loro: bentornati pigeons of shitmetal (Axl Rose dixit).

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