Stearica – Fertile

Stearica

Stearica - FertileCD/LP – Monotreme, 9 t.

C’erano una volta la primavera araba, gli Indignados, le sommosse, ma anche gli infiltrati, il fumo negli occhi, il declino dell’Occidente, aspetti non legati ad un carattere esclusivamente politico. Basi sufficienti attraverso cui dare luogo a qualcosa lontano dai soliti stilemi, un amalgama fertile di nome e di fatto. Come questa seconda opera in studio degli Stearica, che a circa otto anni da Oltre denota, da parte dei ragazzi, il definitivo consolidarsi di una dimensione sonora che all’immaginario sopracitato antepone una forma di espressione che parte dal post-hardcore (il blob di Siqlum) e dal math (Bes), più che dal post-rock (la granitica e lisergica Delta), per dare forma a violente e burrascose traversate (Halite), ma anche a spoken word aventi origine da un incedere in levare dagli scorci quasi dub (!) (Ambreeka), flussi ritmici neanche tanto lontani da parziali devozioni teutoniche (Tigris), come si denota dall’assiduo, forsennato scorrere della batteria di Davide Compagnoni, gorgi distorti, visionari, subacquei più del già oltrepassato Nilo (Geber), frutto del basso di Luca Paiardi, fino ad un ciclone che, una volta collegato alla chitarra di Francesco Carlucci, travolge una Nur bucolica e mistica al contempo, preludio al maestoso e conclusivo iter cosmopolita, tra vita e morte, di Shàh Màt, da panorama innalzato sulle bellezze mediorientali a bollettino di guerra. Le collaborazioni varie (Scott McCloud e Ryan Patterson, rispettivamente Girls Against Boys e Coliseum) sono la ciliegina sulla torta di un’opera da non lasciar passare sotto gamba, che denota come l’esperienza del trio in esame costituisca un adeguatissimo esempio di rottura dei confini, per giunta, paradossalmente, più all’estero che in Italia.

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