Riva – Le Mura, Roma

Riva

17 ottobre 2015

Dunque, sono sostanzialmente due le cose che ho capito grazie al concerto dei Riva. E se si pensa che era un sabato sera, è un ottimo risultato portato a casa.

La prima: così come su disco, anche dal vivo non mi hanno entusiasmato. Perché andarci allora? Per tutta una serie di ragioni che non sto qui a dirvi, ma soprattutto perché: hai detto mai che… Non questa volta. Che poi in realtà il loro esordio mi era anche piaciuto al primo ascolto. Peccato non abbia retto sulla media-lunga distanza. In breve: ho trovato il loro cantautorato – perché di questo si tratta, anche se inserito in una dimensione da band –, vestito di suoni elettro-acustici, innocuo quanto una bevanda analcolica. Carino, e nulla di più. Non uno di quelli che ti inchioda all’ascolto, play dopo play, fino anche al 45esimo in una settimana (sì, mi capitò con Alterazioni degli Estra ma questa è un’altra storia).

La seconda: preferisco di gran lunga gli Onirica, la band dalle cui ceneri nascono i Riva. Con le loro canzoni impregnate di sogno e nostalgia – oniriche appunto – ricche di melodia come nella migliore tradizione tricolore ma non per questo prive di asprezze sonore di matrice anglo-sassone. Lo sapevo e ne ho avuto ulteriore conferma quando, a metà concerto, l’intimo ambiente de Le Mura si riempie delle note de La guerra, pescata da Com’è bella la mia gioventù, il passato recente di Nicola D’Auria e Simone Morabito – Quando questa guerra finirà… Noi torneremo a viverci distratti, noi usciremo a fare quattro passi, noi torneremo a chiederci distratti… Tu come stai? cosa vuoi? – cantata quasi a cappella. Minimo l’accompagnamento chitarristico. Intimismo, emozioni e atmosfera d’altri tempi in quattro minuti circa, cosa chiedere di più a una canzone?

Prima e dopo, le canzoni dei Riva, tutte tratte dall’esordio Le nostre vacanze sono finite, che sono state proposte quanto più fedelmente possibile alle versioni in studio. Senza ripetermi nel giudizio dato, salvo comunque due pezzi, che sono dei signori pezzi: la delicata Normale con i miei versi preferiti: Che ne dici se andiamo al mare?/Metti il vestito migliore che al mare di inverno è da andarci eleganti/condivideremo due auricolari: ad un orecchio un lento; all’altro il ritmo delle onde e del vento e la bluesaggiante La pensione con i suoi contrappunti vocali che hanno scosso anche il pubblico presente.

La chiusura è affidata a La guerra è finita da 20 anni e Canzone per papà, sempre del repertorio degli Onirica. Forse il momento migliore del concerto. Alla fine, già. Purtroppo.

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