Thegiornalisti – Fuoricampo

Thegiornalisti

thegiornalisti - fuoricampoCD – Foolica, 10 t.

Da cosa nasce cosa, a rigor di logica, sempre e comunque. Dopo due album tenuti in piedi da una divertente sede live, ma piuttosto poveri in merito al conseguimento dei propri scopi, visto il tempo fatto da Strokes e derivati, mettersi a fare il punto della situazione sembrava più che doveroso. Non è cosa da primi né tantomeno da ultimi una svolta basata sulla messa in mano del pop ed in particolare del repertorio nostrano principalmente di matrice ’70 e ’80, ma quanto verificatosi per i Thegiornalisti è un indubbio dato di fatto: Fuoricampo, loro terzo lavoro in studio, è un disco bello. È bello perché lascia intravedere, anche nelle evidenti fonti di ispirazione, a livello musicale se non anche timbrico, una personalità non da poco conto, che porta alla resa di veri e propri singoli di tutto rispetto (Promiscuità, completamente imbevuta dello spirito di Lucio Dalla nella voce di Tommaso Paradiso, la ritmata e rockeggiante Fine dell’estate), dove convivono gli Stadio (Proteggi questo tuo ragazzo, Socializzare) e Gazzè (L’importanza del cielo (Miyazaki)), ma anche odierne divagazioni estere, dreamy (Per lei) e waveggianti (Insonnia), inviti alle danze (Balla), synth sospesi che impreziosiscono anche i momenti più frivoli (il nonsense di Mare Balotelli), andamenti tanto galoppanti eppur non lontani dall’indole sognante (Aspetto che). Un quadro che lascia intuire come Fuoricampo, nel suo non essere un’opera rivoluzionaria, per i Thegiornalisti rappresenti comunque un buonissimo punto di ripartenza, se l’idea è quella di darsi da fare cominciando a mangiare scuola bolognese e non a colazione.

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