Fabrizio Giosuè | Tolkien Rocks. Viaggio musicale nella Terra di Mezzo

J. R. R. Tolkien

Tolkien Rocks. Viaggio musicale nella Terra di MezzoArcana, 142 p.

Avevamo lasciato Fabrizio Giosuè e il suo primo libro pubblicato per Crac Edizioni, Folk Metal. Dalle origini al Ragnarök, con qualche dubbio. L’occasione per risolverli è arrivata abbastanza presto grazie al suo secondo volume, questa volta pubblicato per Arcana, Tolkien Rocks. Viaggio musicale nella Terra di Mezzo. Il libro si ripropone di esaminare tutti quei gruppi che, in misura minore o maggiore, sono stati influenzati dagli scritti di J.R.R. Tolkien, traendone ispirazione. In sé e per sé il fenomeno è abbastanza singolare ed ha coinvolto nel corso del tempo sempre più formazioni. È sicuramente degno, in definitiva, di un suo approfondimento anche per la sua estensione, maggiore rispetto all’influenza che possono avere avuto le opere di Edgar Allan Poe o Howard Philips Lovecraft – altri due scrittori che, come fatto giustamente notare dall’autore, hanno esercitato pure una certa pressione sull’immaginario di molte band.

Il viaggio musicale nella Terra di Mezzo inizia quindi in ambito rock sulle liriche dei Led Zeppelin, per proseguire su quelle di Black Sabbath, Camel, Rush e Marillion, giusto per citare i più noti. L’attenzione si sposta poi sulla musica metal, facendo dei doverosi approfondimenti su Cruachan, Summoning e Blind Guardian. Un po’ meno interessante la sfilza di citazioni di band che hanno tratto ispirazione dalla saga dell’anello giusto per comporre una canzone. Così come la prima appendice, nella quale, partendo da nomi cari all’universo fantastico creato da Tolkien, si prende spunto per annoverare parecchie formazioni che nel tempo hanno deciso di chiamarsi in quel determinato modo. Ciò comporta che in chiusura del volume si crei un elenco pressoché infinito – iperbole concessa – di formazioni per la maggior parte poco importanti e di cui non si ha tempo né spazio per poter entrare nei dettagli. Per fortuna i due approfondimenti sulla scena italiana e sui progetti, musicali e non, degli attori dei film di Peter Jackson risultano decisamente azzeccati, riportando l’attenzione a livelli apprezzabili.

Insomma, gli enormi spigoli di Folk Metal sono stati fortunatamente smussati: il numero di pagine diminuito quasi ad un terzo e le conoscenze condensate e riassunte, così da non renderne faticosa la lettura. I fastidiosi anglicismi sono stati ridotti all’osso e c’è anche stata una presa di posizione più marcata riguardo al contenuto e a come gestirlo. E, ultimo ma non meno importante, il lavoro di editing è stato quantomeno efficace, dando l’impressione che questa volta la casa editrice si sia almeno interessata all’opera da lei pubblicata.

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