Werner – Down Below On Your Own

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Werner - Down Below On Your OwnCD – White Birch, 12 t.

Nel momento in cui scorrevano come istanti di vita le canzoni di un esordio magnetico e toccante come Oil Tries to Be Water lo sfondo ideale era rappresentato da una pioggia incessante, archetipo ideale di una tanto auspicata forma di transizione. Ora è chiaro come questa sia giunta ad un compimento definitivo, lasciando gradualmente spazio ad un’immobilità che è prerogativa di ogni stagione annuale. I Werner, con Down Below On Your Own, seconda opera in studio, si incamminano in una dimensione dove ad uno scenario caratterizzato da un’apparente immobilità temporale si contrappongono un intimismo, nelle composizioni, maggiore, ed influenze che strizzano l’occhio ai Low del recente periodo, tanto nella maestosità da camera di Red Room quanto nel feeling corale di Mountain, senza nulla togliere al vago sapore folk di Clouds e Let Him Go On His Way, con un particolare sentore dreamy individuabile in quest’ultima, grazie anche alla presenza di Mirko Maddaleno (ex Blue Willa) alla voce. E là dove le perturbazioni vengono rappresentate principalmente dalla parentesi di Trees Have Something to Say, la meticolosità nell’uso della chitarra (del cantante Stefano Venturini) nei pizzicati di Animal e del violoncello (di Alessia Castellano) in With Those Who Fall, l’incedere del pianoforte di Elettra Capecchi in Across the Fence, il crescendo pop di As Simple As a Kettle ed una rabbia e veemenza presenti nelle vene di una 25th November (Downfall of Rain) che sa di rock acustico determinano il trio di Montale come tutt’altro che svantaggiato, e di conseguenza una loro conferma come realtà di tutto rispetto. Una seconda prova riuscitissima, con tanto di ghost track facente da inatteso bijoux.

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