Todo Modo – Teatro Quirinetta, Roma

todo modo

25 novembre 2015

I Todo Modo al Quirinetta, in un’anonima serata infrasettimanale dall’umore decisamente britannico, sono uno di quei motivi per i quali Roma ti fotte e ti fotterà sempre.

Come un bambino che ti porta all’esasperazione ma riesce a farsi perdonare semplicemente con un sorriso, o con una frase a effetto di cui solo i più piccoli sono capaci, così questa città che si fa maledire un giorno sì e uno no – e anche l’altro da chi si muove con il trasporto pubblico – riesce a sciogliere tutta l’irritazione che può provocare in una persona semplicemente ricordandole questo: che qui la proposta musicale è varia, e soprattutto quotidiana, quindi non legata necessariamente al fine-settimana. E allora, può ben capitare di ascoltare buona musica dal vivo – in una cornice di tutto rispetto, ennesimo punto di riferimento cittadino per la sua programmazione – anche in un mercoledì qualunque di una settimana qualsiasi.

Certo, magari può capitare anche che si tratti di una questione per “pochi intimi” ma, come si dice?, chi non c’era non sa cosa si è perso. E in questo caso, chi non c’era si è perso il nuovo sfogo artistico di tre musicisti dal corposo curriculum che, evidentemente, di starsene con le mani in mano, come si suol dire, non ci riescono: in ordine rigorosamente alfabetico, Xabier Iriondo Giorgio Prette e Paolo Saporiti.

Con un nome preso a prestito dal film del 1976 di Elio Petri, a sua volta ispirato dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia, i Todo Modo miscelano sapientemente le diverse estrazioni musicali dei propri componenti – il folk di matrice anglofona di Saporiti, le sperimentazioni rumoristiche di Iriondo, l’incidere selvaggio della batteria di Prette – trovando una riuscita sintesi e, cosa ancor più importante, riuscendo a farla dialogare con la scrittura di Saporiti. Una scrittura sofferta in cui le parole sono delle spine, e quindi fanno male, sono lancinanti, ma sembra inevitabile non poterle non pronunciarle, quasi come se fossero legate a una colpa da espiare.

Tralasciando la cover di Dream On con cui hanno chiuso e che onestamente mi ha lasciato un po’ indifferente, i Todo Modo hanno presentato dal vivo il loro disco d’esordio omonimo. Minimi i cambi nella scaletta, forse per dare un minimo di imprevedibilità al pubblico presente. Come quando la rabbiosa La via con il suo assolo finale di chitarra che si libra su una batteria dai colpi secchi e profondi come tante pugnalate – Non cerco un muro del pianto/ nemmeno l’ipocrisia/ la soluzione importante/ l’indifferenza è la via/ colpa e senso di impotenza voglio tutti attenti voglio che bruciate in fiamme – è seguita, senza soluzione di continuità, dalla delicata Togli le mani da lei, con il suo arpeggio iniziale che si lega al battito morente della precedente, come se ne rappresentasse quasi il suo secondo tempo – Io non esisto nel tempo/ Togli le mani da lei/ Sono una figlia del vento/ Togli le mani da lei No, non esistono favole che possan lenire il mio essere. Dopo Alle volte cala un sipario ideale che nel riaprirsi dona al pubblico un Saporiti voce e chitarra che sanguina la sua Io non ho pietà e fa salire la tensione emotiva a tremila, solo in parte stemperata dalla catarsi de Il mio amore per te, e anzi pronta a ritornare su con L’attentato.

Non ispirata ai fatti di Parigi bensì a quella bambina nigeriana fatta esplodere in un mercato un po’ di tempo fa, come racconta Saporiti, la canzone è una di quelle botte da cui è difficile riprendersi, con il suo avanzare cupo e ossessivo – Soli per sempre nell’eternità/ soli per sempre nell’eternità/ Soli per sempre nell’eternità –, angosciante, come un angelo della morte alla ricerca spasmodica della sua prossima vittima, che raggiungerà e a cui toglierà la vita sventrandola con le mani nude.

Io avrei chiuso qui, anche se fa male, e tanto. D’altronde, non sembra poi molto differente dalla vita di qualcuno. Sofferta.

Scaletta:

Soffocare

La via

Togli le mani da lei

Come fossi Dio

La pancia di Milano

Alle volte

Io non ho pietà (Saporiti voce e chitarra)

Il mio amore per te

L’attentato

Bis:

Dream On (Depeche Mode)

Foto di Annapaola Martin

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