Üstmamò – Duty Free Rockets

Ustmamò

Ustmamò - Duty Free RocketsCD – Gutenberg/Primigenia, 11 t.

Un silenzio pluridecennale. Dei progetti paralleli conseguiti qua e là. All’improvviso il comunicato: gli Üstmamò sono di nuovo sulla cresta dell’onda. Ma come reinventarsi, visti gli impegni di Mara Redeghieri? Da una parte la veste da batterista di Simone Filippi, mostratasi prima con Zamboni-Baraldi e poi con i post-C.S.I., dall’altra, alla base di tutto, le idee di Luca Alfonso Rossi. Duty Free Rockets è già dal titolo tutto un programma: da cantori dell’Appennino reggiano e svolte pop miste ad elettronica e dub ad un improvviso avvicinamento ad un suono americano autoriale 60’s-70’s, sia che si tratti di blues, cadenzato ed etereo di I Want to Tell You, intimo per When The Wind Talks To Me, polveroso per Sad King, che di rock, ballabile per Joy ed il boogie per chitarra slide della title track, più grezzo per The Last Trap, tiratissimo per Wha Wha Wind, vagamente futuristico per I Play My Chords, con tanto di omaggi a J.J. Cale (Don’t go to Strangers) ed al country di Carl Perkins (Hambone). Se ne può dire di ogni, ma il lotto funziona. Sorge pertanto, specie visti i camei di Ezio Bonicelli ed Ageo, un interrogativo: questo disco avrebbe più senso con la nomea Üstmamò o Duty Free Rockets, quasi a volerlo attribuire ad un’altra momentanea formazione, come fu in passato per i Fennec (side-project di Luca Alfonso Rossi e Simone Filippi)? Che sia immediata o meno la risposta, di certo il risultato è un ritorno gradevole, un felice augurio per il futuro.

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