Mezzala – Irrequieto

michele bitossi mezzala

Mezzala - IrrequietoCD/LP – The Prisoner, 12 t.

A scrivere una canzone orecchiabile – di quelle che ti acchiappano al primo ascolto, e al terzo le stai già canticchiando – a scrivere una canzone orecchiabile, dicevo, son bòni tutti. Forse. Sicuramente però son pochi quelli che lo sanno fare con la dovuta classe. Michele Bitossi appartiene – senza dubbio – a questa seconda categoria. E nella sua ultima fatica a nome Mezzala, di classe, ce n’è molta. Aperta parentesi. Secondo me questo è un pezzo orecchiabile scritto con classe, mentre questo è un pezzo orecchiabile scritto senza classe (anzi no, è proprio brutto). Così, giusto per dare un termine di paragone e capirci. Chiusa parentesi. D’altronde, di classe ce n’è vuole tanta se – senza sputtanarsi – si licenzia un album ricco di melodie; un album formato da canzoni che si lasciano cantare e che, se non vivessimo in un mondo ingiusto, farebbero la loro porca figura ai vertici delle classifiche musicali. Se, appunto. E dato che non viviamo in un mondo ideale, Irrequieto rischia di essere un ascolto, non per pochi fortunati, no, ma comunque per molti meno rispetto a quelli che potrebbe realmente raggiungere. Peccato, perché è davvero un bell’album. È bello perché ci sono tanti fiati, la tromba il sax per esempio, e a me piacciono un sacco, fiati belli caldi, rosso fuoco se gli volessimo dare un colore, avvolgenti che si ha quasi la sensazione che prendano l’ascoltatore per mano e lo conducano nelle canzoni. (La classifica, Fino a Liverpool, Ancora un po’ bene). È bello perché alcune strofe di alcune canzoni esplodono in ritornelli killer che però dopo che ti accorgi di star lì a canticchiarli non ti vergogni (Capitoli primi, Ancora un po’ bene). È bello anche quando le canzoni il ritornello killer non ce l’hanno, anzi non c’hanno proprio il ritornello (Chissà). È bello perché a tratti si balla pure (sempre Chissà) a patto che non sia io ad ancheggiare. È bello perché Michele ha davvero un “bel mondo” e una bella penna (Constatazione amichevole è la mia preferita per come il testo dialoghi con la musica). Cos’altro dire? In più d’una recensione leggerete accostamenti vari ai Kinks, agli Style Council, ai Beach Boys e chi più ne ha più ne metta. Io che sono un cialtrone, tutta questa cultura musicale non ce l’ho e quindi altro non posso fare che confessarvi il paragone che mi sta ronzando in testa da un paio di settimane. Secondo me Irrequieto è sexy quanto uno spettacolo di Dita Von Teese. Potrete anche dargli il primo ascolto in maniera distratta, come pure ho fatto, magari mettendolo in sottofondo mentre sarete affaccendati in altro. Però poi sarete costretti a dargli tutta la vostra attenzione. E quindi: un ascolto, due ascolti, dieci, venti, trenta. Di non premere play, l’indice, non ne vuole sapere nulla. E che c’entra la signora Von Teese direte voi. Centra, centra. Provate voi a staccarle gli occhi di dosso. Perché a uscì le zinne so’ bone tutte, farlo con classe è privilegio di poche.

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