Adriano Viterbini – Film |O| Sound

Adriano Viterbini

Adriano Viterbini - Film |O| SoundCD/LP – Bomba, 11 t.

Diciamocelo chiaramente: i dischi delle colonne sonore sono una palla. Certo, ci sono casi particolari, con tracce stupende, ma presi nella loro interezza e slegati dalle immagini, molti di quei lavori non hanno la stessa forza. Poi arriva gente come Adriano Viterbini, schitarratore e dolce metà dei Bud Spencer Blues Explosion, che in questo finale di 2015 ha dato alla luce Film |O| Sound, un disco che è la sountrack di un film che non esiste, se non nella testa di chi lo ascolterà.

Con tutto il bene che vogliamo ai Foo Fighters, le vere sonic highways sono tutte qui, nel lavoro di Viterbini, che in un gioco di composizioni originali, tributi e cover prende l’Africa, l’Asia, gli Stati Uniti e il Sud America e li mette tutti insieme, uno dopo l’altro, in dodici tracce. A partire dal riff martellato di Tubi innocenti, così orientale che ci piacerebbe ascoltarla nella OST di Kill Bill 3, alla Malaika del kenyota Fadhili Williams, che il bluesman italiano trasforma in un dolce adagio tra Messico e New Orleans, suonato all’ombra di un portico nelle piazza di Oaxaca. Su Bring It On Home, grande classico di Sam Cooke, piomba il cantato di Alberto Ferrari (unica voce del disco), mentre Tunga Magni, riprende le fila della traccia di apertura ma in chiave più africana.

Da qui in poi, Film |O| Sound diventa un’antologia del blues, dalla struggente Sleepwalk di Johnny & Santo al western di Nemi, dai tramonti sul Mississippi di Solo perle e Welcome Ada. Verso il finale Mondo Slack Key è una mongolfiera gonfia e calda, mossa dai colpi dello slide, che su Bakelite diventa un carrarmato-pachiderma sovrastato da raffiche di violino uscite da qualche ultimo lavoro di Jack White. E la dolcissima Five Hundred Miles di Hedy West, che all’inizio riporta alla mente L’anno che verrà di Dalla, è una perfetta ninna-nanna blues che chiude il disco, socchiude gli occhi e riscalda il cuore.

Nota a margine: il nome dell’album viene da un vecchio proiettore a bobine della Bell & Howell, roba anni ‘40, che oltre al video aveva anche l’audio incorporato. Viterbini ha sviscerato quel proiettore, e usato l’hardware valvolare (e con cono da 8 pollici) come amplificatore per la sua chitarra. Se non è questo amore per la musica, fate vobis.

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