Adriano Viterbini – Teatro Quirinetta, Roma

Adriano Viterbini

10 dicembre 2015

Se Film |O| Sound è la colonna sonora di un film che non esiste se non nella mente di chi quell’album lo ho scritto, cioè Adriano Viterbini, e di chi lo ascolterà, coerentemente il live che ne consegue è la (non-)proiezione di questo film immaginario. E per un attimo, appena accomodati nelle poltrone disposte lungo la sala principale del Quirinetta, si ha quasi la sensazione di stare in un cinema in attesa che il proiettore si azioni e inizi a illuminare lo schermo bianco di fronte a noi. È un dettaglio che queste immagini non vengano proiettate perché, nel momento in cui il concerto inizia, una serie di immagini iniziano davvero a dispiegarsi nella mia mente. Danze africane smarrite nella notte dei tempi, avvolte dalla tenebra notturna e rischiarate solo dal vigore del fuoco (Tunga Magni). Wim Wenders in sidecar lungo le strade de L’Avana all’inizio del suo documentario Buena Vista Social Club – sigari e ron, la mia mente deve averli giudicati troppo stereotipati (le riletture di El Manicero e Chan Chan). Sconfinate distese desertiche arse dal sole rovente (Tubi elettrici). Sole che poi si spegne dolcemente nel delta del Mississippi (Welcome Ada). E vi dirò, alcuni passaggi ho provato ad assaporarli a occhi chiusi: ho desistito solo perché la stanchezza rischiava di farmi soccombere dinanzi al sonno. Al di là di questo caleidoscopio immaginifico, del tutto personale e legato a umori e sensibilità soggettive, quello che ho davvero visto sul palco è stata una festa. Una festa dove si è celebrata la musica. Anzi, la Musica, emme maiuscola. Una festa a cui ha partecipato il pubblico in sala, certo, ma in primis i musicisti sul palco, Adriano Viterbini e la sua chitarra ovviamente, e poi Piero Monterisi alla batteria (già con Renato Carosone) Francesco Pacenza al basso Ramon Caraballo alle percussioni e alla tromba e Stefano Tavernese al mandolino e al violino elettrificati (con questi ultimi due già presenti su disco). Una festa, un’esplosione, come su disco, di suoni statunitensi africani e soprattutto cubani (stiamo provando a fondere la mia tradizione con le sonorità di Adriano, dirà Ramon). Una festa dove non è mancato il divertissement, la spensierata cover di Butta la chiave, direttamente dai fifties nostrani; l’invito al pubblico di tenere il tempo con le mani durante Bring It On Home, su disco cantata da Alberto Ferrari dei Verdena e qui dallo stesso Viterbini; e il momento conclusivo più raccolto, chitarra e violino, Viterbini e Tavernese soli sul palco (Bakelite), prima di ringraziare e salutare.

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