Omosumo – Surfin’ Gaza

Omosumo

Omosumo - Surfin' GazaMalintenti, 9 t.

Pace. Utopia o realtà, soprattutto quando c’è da tenerla alla larga da ipocrisie e sciacallaggi da parte degli aguzzini di turno? Pensare di rendere palestinesi ed israeliani accomunati da una pratica insolita come il surf non è certamente cosa vietata, ed è il fulcro su cui si basa un esordio quale questo Surfin’ Gaza. I palermitani Omosumo agiscono come dei sommozzatori, lasciano che il loro verbo sonoro, fuori dal comune, risalga dall’acqua per poi rientrarci, ed è qui che emergono, coadiuvati da una voce, quella di Angelo Sicurella, che là dove è presente dimostra di essere all’altezza della situazione, la preghiera dal sapore balearic trance di un infante, leggasi Yuk, l’etno-rock arabeggiante e futuristico di Ahimana, via via procedendo verso sfumature desertiche, che partono dai vagiti techno della title track ed arrivano al distorto meltin’ pot di Atlantico, con tanto di galvanizzante solo di sax, seguendo quei sensi di malinconia e libertà espressi attraverso ballate dall’animo pop (Walking on Stars, la più tirata Nancy) e raggiungendo il glitch’n’bass di Waves, una Dovunque altrove dall’indole prog 70’s celato da una scorza un po’ dreamy un po’ waveggiante, il crescendo di Nowhere. Questo è lo specchio di Surfin’ Gaza: una fuga da un conflitto delineata con una forte personalità, una Palermo ed un Medio Oriente le cui voci scuotono e rimangono.

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