Andrea Tich & le Strane Canzoni – Una cometa di sangue

Andrea Tich

Andrea Tich & le Strane Canzoni - Una cometa di sangueSnowdonia/Interbeat, 24 t.

Della serie: i cani sciolti della musica. Può succedere, come un fulmine a ciel sereno, che si possa diventare degli artisti di culto, ma talmente di culto da trovare una possibile resurrezione artistica dopo anni di oblio, diversamente da chi è sempre stato sulla cresta dell’onda. Nel caso di Andrea Tich, Masturbati ha rischiato di essere un’isolata parentesi made in Italy, malgrado il beneplacito della Cramps e la produzione di Claudio Rocchi allora e qualche ulteriore uscita pubblicata qua e là nei decenni a seguire. Ma da quando la Snowdonia, similmente a quanto effettuato nei riguardi di Stefano Testa, ha preso il toro per le corna producendo Siamo nati vegetali, si può dire che tale seconda giovinezza sia finalmente giunta. Pertanto, il succo di un doppio lavoro quale questo Una cometa di sangue è intuibile già dal titolo: il connubio tra uomo e mondo esterno, lo spazio ed il tempo visti attraverso gli occhi di chi li vive, sulla terraferma ed in orbita al contempo, mentre a fare da accompagnamento sono le voci, i ricordi, le memorie che, confondendosi ed intervallandosi, costituiscono l’ossatura delle strane canzoni in esame. Tich non insegue necessariamente un unico modello, preferisce fare quanto più possibile proprie le sue influenze, sia che si tratti di contrapporre l’insegnamento del Franco Battiato dei ’70 (Vecchio mondo) e degli ’80 (Un senso di realtà) coadiuvandolo al Battisti panelliano (Parallasse secondo me) che di passare da ballate (Sento nel cuore la pioggia) a soffusi soliloqui (Chiodi fissi) e filastrocche (Amore sconfinato), senza per questo tralasciare una mai troppo celata saudade brasileira (Voglia di cambiare, le venature dreamy di Puoi cantare) ed il contatto tra rock e new wave (Io tempo ti conosco), passando per acidi viaggi interstellari che partono con Biodiversi e terminano con Se un giorno vedrai e Ti porterò, il possibile contatto extraterrestre di Farfalla fluorescente, le reminescenze kraut di Star con te, l’allegria di certe ipotetiche jam session (Ma perchè incontrarti) e la sofferenza e la disperazione riassunte in un mantra ambient (La leggenda della voce solitaria) o in un contrasto tra dolcezza e durezza vagamente new age (Strade di città (che non conosco)), mentre le parole sottolineano una vicinanza in termini di amore, in un’accezione non eccessivamente smielata, che passa per il pop de L’aria che ti attraversa e la title track e le sfumature lievemente etniche di Sono solo i tuoi occhi e la ninna nanna Misteriosa, e di amicizia, nella dedica di Canzone per Enzo, tale da estendersi persino in chiusura, come dimostra l’etereo e strumentale blues de Il posto… (dov’è andato Claudio Rocchi?), dedicato proprio a colui che gli ha aperto la porte verso il mondo della musica. Una vastità che non risulta troppo prolissa, ma, in un disco simile, costituisce una boccata d’aria fresca in quella confusione che è anche appannaggio di un panorama al contempo proficuo, quello nostrano. Il cui vantaggio, per le eccezioni alla regola come Tich, sta nel saper essere magnanimo.

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