Todo Modo – s/t

todo modo

todo modoGoodfellas, 9 t.

Giorgio Prette è uscito dal gruppo. Se una constatazione del genere sia positiva o meno, visto lo stato degli Afterhours post-I milanesi ammazzano il sabato, certamente non è facile asserirlo. Ma rimettersi in gioco è inevitabile, non con scopi competitivi, ma con l’intento di concedere carta bianca alla propria fantasia, al proprio io sotto forma di batteria. Una pratica a cui non sono estranei né quello Xabier Iriondo, contrariamente a lui rientrato da qualche anno, né un cantante quale Paolo Saporiti, depositario di un inusuale songwriting evolutosi in inglese come in italiano. Un progetto come Todo Modo nasce probabilmente anche per questo, sulla base di un nucleo che, non solo per la devozione a Leonardo Sciascia e conseguentemente ad Elio Petri, accomuna tre personalità intente a mostrarsi per quello che sono, senza cedere ad alcun culto. Perché per quanto sia alla luce del sole la presenza di quei sintomi tanto affini alla rispettiva band nel suo ultimo periodo, fortunatamente un esordio simile rappresenta ciò che non è affatto riuscito ad essere Padania: là dove a fare la parte del leone è proprio Saporiti, le cui capacità vocali, mai fine a loro stesse, lasciano da parte la corrente prettamente d’autore, spostandosi da dinamiche già adoperate nelle sue opere soliste (Togli le mani da lei) ad un’indole gradualmente disperata (l’ossessiva Il mio amore per te), se non maggiormente riconducibile alla sfera rock che accomuna i due colleghi (la granitica e sospesa La via), gli arrangiamenti vanno di pari passo, passando dalle sfumature proto-funk di Come se fossi Dio all’invettiva a mò di distorsioni de La pancia di Milano fino alla doorsiana Puttane e miele, se non ad inusuali intermezzi, rintracciabili nell’ipnotica, quasi interstellare, frenesia fuzz di Soffocare, che si fa realtà nell’urlo situato a metà composizione e in una Alle volte, di base molto cupa, che man mano cede il passo ad un groviglio di corde in successione tanto caro alla personalità di Iriondo. Ma a fungere da sunto è indubbiamente la conclusiva L’attentato, ciliegina sulla torta del lotto e lenta processione in cui la devozione di cui sopra, nei dialoghi petriani situati nel mezzo dell’ossessivo mantra di accompagnamento, raggiunge massimi livelli. Ne risulta un’opera che, pur senza particolari ambizioni, anzichè fermarsi a clichè tipici degli ultimi Afterhours, riflette maggiormente l’essenza di tre personalità ancora in grado di dire la loro. Benvenuti, Todo Modo.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *