Captain Mantell – Bliss

Captain Mantell

Captain Mantell - BlissDischi bervisti/DreaminGorilla/Overdrive, 14 t.

Futuro, passato, eppure presente. Un viaggio prevalentemente dominato da infiltrazioni elettroniche, tali da forgiare un suono già dal primo impatto molto coinvolgente, che si conclude con il ritorno sulla Terra, spostandosi da una navicella al volante di un’automobile anni ’50. Ciò significa molto per i Captain Mantell, in particolare per il loro leader, Tommaso Mantelli: Bliss cambia totalmente, a livello di suono, le carte in tavola: le vibrazioni aventi la meglio conducono all’intensità e tragicità del rock di The Ending Hour, poi cadenzato ed allucinato una volta sopraggiunta The Day We Waited For, come ad un approccio mai fine a se stesso, stonesiano per First Easy Come Then Easy Go, psycho-fuzz-billy per With My Mess Around, simil-wave per Wait for the Rain, tra hard rock e boogie per la spiritata The Age of Black, se non prossimo a tranelli, come nell’intro presleyano di Ugly Boy che lascia spazio ad un fare punk misto a jazz-core, filo conduttore con la scheggia impazzita di Won’t Stop. Là dove gioca un ottimo ruolo il sassofono di Sergio Pomante, soffuso e morphinesco per To Keep You in Me e Better Late Than Now, vittima di influssi 60’s per la blueseggiante Side On, mastodontico per la dicotomica Love/Hate, le uniche parentesi quasi psichedeliche le si hanno nella strumentale Picture Me Floating e nella full immersion sospesa tra fusion 70’s e Revolution 9 della title track. Ne consegue, per Bliss, una piega, da parte dei Captain Mantell, riuscitissima, una marcia in più ad un progetto rivelatosi in molte occasioni degno di rispetto.

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