Buñuel – A Resting Place for Strangers

Buñuel

Buñuel - A Resting Place for StrangersLa Tempesta International, 9 t.

Facciamo che per almeno cinque minuti cancellate dalla vostra testa la parola “disco”. Perché al cospetto di A Resting Place for Strangers, opera prima dei Buñuel, pare piuttosto di trovarsi di fronte a un rituale officiato, inutile dirlo, dal chitarrista/sciamano Xabier Iriondo. A fargli compagnia, in trasferta dal Teatro degli Orrori, ci sono la batteria di Franz Valente e il basso di Pierpaolo Capovilla, che per questa volta cede gli oneri e gli onori della voce a Eugene S. Robinson, mattatore degli Oxbow.

Con questa formazione al lavoro, sembra quasi inutile specificare come A Resting Place for Strangers sia un concentrato esplosivo di distorsioni, pistoni battenti, bassi martellanti e voci da una dimensione parallela, una sorta di Teatro ma dall’accento più oscuro e nichilistico. Più di ogni altra cosa però, quest’opera sfugge ai comuni denominatori non solo dei generi, ma anche delle forme: nonostante la divisione in tracce, la musica scorre via quasi senza interruzioni, tanto che, a meno di non voler fare i pignoli, nemmeno ci si accorge del momento in cui una traccia lascia il posto a quella successiva.

E così se tutto si apre con il quasi-spoken word di Cold or Hot, il finale schizofrenico di Whipsaw, che taglia la traccia proprio sul più bello, non è altro che un punto di teletrasporto sonoro all’apertura dell’album, un eterno ritorno, un altro giro di giostra su un calcinculo stregato dove i giostrai, credetemi, hanno studiato a fondo la magia nera. O il rock and roll, se volete. Non c’è poi così tanta differenza.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: