Diodato – A ritrovar bellezza

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Diodato - A ritrovar bellezzaLe Narcisse, 10 t.

In merito alla canzone italiana degli anni ’60, non è facile scegliere di insidiarsi nel panorama televisivo, tra un Sanremo e un Che tempo che fa, e a sua volta portare alle stampe nel giro di poco un album di cover, per quanto nelle vesti di Diodato, a cui, nel suo timbro buckleyiano. va riconosciuta una certa onestà, non sia proprio uno spreco di tempo provarci, dopo l’ottimo E forse sono pazzo. Per quanto sia insuperabile quanto fatto precedentemente con Fabrizio De Andrè, le dieci reintepretazioni presenti in questo A ritrovar bellezza sono un ideale sunto di cotanto esperimento, che in più occasioni, malgrado qualche lieve sfocatura, fa sì che a svettare non ne siano poche, passando dall’ottica rock con cui vengono filtrate Il cielo di Lucio Dalla ed una Senza fine di Gino Paoli quasi per sola voce, il ballo soffuso ed etereo di Canzone per te, il tentativo di restyling con Eternità dei Camaleonti, Luigi Tenco ed una Se stasera sono qui classicheggiante e l’Arrivederci di Mina abbellita dai Velvet Brass di Roy Paci. Come altrettanto interessanti risultano i pizzicati che permeano la Ritornerai di Bruno Lauzi e la conseguente chitarra a mò di ninna nanna che anima Giorgio Gaber e la sua Non arrossire: ne consegue da parte di Diodato una prova superata in maniera molto buona, attendendo nuove di penna propria.

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