Julia Kent – Asperities

Julia Kent

Julia Kent - AsperitiesLeaf, 9 t.

Una trascrizione musicale di atmosfere inquietanti e malinconiche. Così potrebbe essere definito, sinteticamente, l’ultimo lavoro di Julia Kent, Asperities. Ma è la complessità degli ambienti, disegnati attraverso gli archi, a stupire. Le sovraincisioni di violoncello, infatti, creano un muro sonoro che scorre come un flusso e che trasporta da una traccia all’altra attraverso un processo ipnotico.

Anche se Asperities può apparire come un’opera citazionistica, soprattutto rispetto a paradigmi derivanti dal goth-ambient di band come i Black Tape For a Blue Girl, è possibile individuare alcune variazioni rispetto al genere di riferimento. In Terrain, ad esempio, le atmosfere cupe dei primi brani si fondono con la ritmica tribale e ossessiva della drum machine, creando una suggestione industrial che ricorda alcuni momenti di The Downward Spiral dei Nine Inch Nails. Il rumore di fondo di Empty States, invece, riporta alla mente soluzioni tipiche delle colonne sonore – in particolare quelle utilizzate da Alan Splet e David Lynch, inserite nella soundtrack di The Eraserhead – che contribuiscono alla creazione di spazi musicali claustrofobici, angoscianti.

Asperities, dunque, appare come la sintesi di diverse influenze, e di diversi ambienti, la cui fusione porta al concepimento di un innovativo mondo sonoro.

Daniel Sappino

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