Movimento d’Avanguardia Ermetico – Torri del silenzio

Movimento d'Avanguardia Ermetico

Movimento d'Avanguardia Ermetico - Torri del silenzioAvantgarde, 5 t.

Purtroppo per loro, la prima cosa che salta all’occhio di questo gruppo italiano è il nome che hanno scelto (Movimento d’Avanguardia Ermetico) e l’inadeguatezza che si riscontra una volta ascoltati i loro lavori. Di avanguardistico in Torri del silenzio c’è molto poco, e di ermetico giusto il concept.

Al contrario, si potrebbe tranquillamente affermare che né le sonorità, né l’immaginario controrivoluzionario richiamato da titoli e testi ampollosi abbiano alcunché di avanguardistico. Partendo dalla cadenzata introduzione La caduta, passando per il blast beat regolare che apre Risonanza originaria del tremendo, le sonorità che vengono richiamate sono piuttosto quelle di un certo black metal anni ’90. E gli intermezzi atmosferici che interrompono qua e là le sfuriate più intense non fanno altro che aumentare il senso di déjà-vu (o meglio, entendu) percepito qua e là durante tutta la durata dell’opera, richiamando soprattutto artisti come Burzum e Darkthrone. A variare un po’ la proposta non aiutano purtroppo la lunghezza spropositata delle quattro composizioni principali dell’album e la povertà delle soluzioni stilistiche proposte dal gruppo. E anche quando viene proposto un growl stentato all’inizio de La cresta verso Grauhaupt, l’espediente fatica ad ottenere un risultato concreto e si comincia ad apprezzare la traccia quando torna su stilemi più classicheggianti – il timido arpeggio pulito a metà canzone non cambia le carte in tavola. Allo stesso modo, suonano parecchio standardizzate le composizioni nella loro forma, che presenta immancabilmente una pausa nel mezzo, la quale dovrebbe maldestramente unire le due parti in cui è stata divisa la canzone.

A conti fatti, nonostante l’indubbia apprezzabilità dell’album, il progetto suona quantomeno ambizioso, soprattutto considerandone l’intrinseca semplicità. Non che la semplicità sia un valore negativo in sé – anzi! – ma se i presupposti fossero stati diversi, probabilmente anche la percezione finale che se ne ha sarebbe cambiata. Ma tanto chi non apprezza non capisce.

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