Claudio Simonetti’s Goblin – Teatro Quirinetta, Roma

Claudio Simonetti's Goblin

18 febbraio 2015

La Storia al Quirinetta. I Goblin, e quindi Claudio Simonetti, sono sinonimo di alcune tra le più memorabili colonne sonore che il pubblico cinematografico ricordi. Profondo rosso, Suspiria, Dawn of the Dead sono forse le vette di questo connubio magico e misterioso tra la loro musica e la pellicola. Se i film di Dario Argento e George Romero hanno provocato nei loro spettatori notti insonni, stati d’ansia e palpitazioni a tremila, i meriti vanno divisi con il gruppo romano. Guardare Profondo rosso senza audio, molto probabilmente vorrebbe dire risparmiarsi una bella dose di spavento. E lo stesso vale per la colonna sonora: ascoltarla senza immagini permetterebbe comunque di apprezzarne la bellezza, ma sarebbe un’esperienza, mmm, come dire, ecco: monca. Bella goduriosa ma monca. E va così anche durante il concerto al teatro capitolino. Almeno personalmente.

Al di là di ogni intima opinione, comunque, Simonetti e i suoi compagni d’avventura, Bruno Previtali alla chitarra e Titta Tani alla batteria, offrono uno spettacolo con la s maiuscola. Questo va detto e sottolineato. Opprimenti tastiere – forse il vero marchio di fabbrica dei Goblin – epici assoli chitarristici, un drumming preciso e poderoso: sono questi gli elementi che ci prendono per mano – la mano rassicurante della Morte nera – e ci conducono in un viaggio indietro nel tempo, offrendoci un distillato musicale del compositore capitolino. Si parte con Il cartaio (dall’omonimo film di Dario Argento datato 2000) e si chiude con il tema principale di Profondo rosso (1975), passando per Il fantastico viaggio del bagarozzo Mark (1978 e uno dei pochi lavori a non esser stati pensati come colonna sonora di un film) Dawn of the Dead (1978) e tante tante altre. Un vortice thiller-horroristico.

Ma non è un viaggio-fiume. Simonetti ne interrompe la piena con un argine intimo e personale, riproponendo un brano del padre Enrico, sigla di uno sceneggiato Rai. Non è un momento buttato là tanto per. C’è un aneddoto ben preciso dietro e legato proprio ai Goblin. Dopo 15 settimane consecutive di dominio della classifica dei dischi più venduti del 1975 infatti, proprio quella musica strappò il primato alla colonna sonora di Profondo rosso. E poi, c’è anche il momento “meteore” (ricordate il programma tv con la sigla di Starman di David Bowie?) quando sale sul palco Jacopo Mariani, il bambino di Profondo rosso.

In sala c’è il pubblico delle grandi occasioni che non manca di tributare a Simonetti gli onori che gli spettano, che spettano alla sua storia, alla figura che rappresenta. E quindi applausi a più riprese, grida di giubilo, etcetera. Del resto, il Maestro giocava anche in casa, nella sua Roma. Il dato che più sorprende è l’eterogeneità dei presenti: si va da chi i Goblin se li è goduti in diretta, nei Seventies, a chi li ha recuperati anni e anni dopo (leggi: almeno trent’anni dopo). Ovviamente è una sorpresa positiva. Ma neanche più di tanto, a ben pensarci. È una sorpresa solo se ci dimentichiamo dell’incredibile potere della Musica di viaggiare tra più generazioni mantenendo intatta la sua forza.

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