Sadist – Hyaena

Sadist

Sadist - Hyaena Scarlet, 10 t.

Probabilmente l’attesa per questo Hyaena non è neanche lontanamente paragonabile a quella a cui ci hanno abituato Novembre (è quasi finita, non disperate) e Tool (continuate pure a disperare), ma in ogni caso sono passati pur sempre cinque anni dal precedente Season in Silence. E per quanto i Sadist siano relativamente poco riconosciuti, rimangono uno dei primi gruppi ad aver proposto una miscela tra progressive e death metal nel mondo e il primo in assoluto ad averlo fatto in Italia.

Hyaena, come forse si potrà immaginare, è un concept album basato sulla iena e sulla percezione che di essa ne hanno i vari popoli dell’Africa. A tal proposito, il gruppo genovese ci aveva sempre abituato, anche nelle sue precedenti uscite, a qualche inserto tribale. Na zapad, il primo album solista del chitarrista/tastierista Tommy Talamanca ricco di tutto quel folklore che non aveva potuto esprimere con i precedenti album del suo gruppo principale, così come le nuove tematiche afrocentriche lascerebbero presagire un largo impiego di un espediente che tutto sommato gli è sempre stato caro. Invece, nonostante la presenza del percussionista Jean N’diaye, si possono apprezzare questi elementi più da world music giusto nella fantastica introduzione di Eternal Enemies e a metà The Devil Riding the Evil Steed.

Per questo motivo si potrebbe quasi affermare che Hyaena sia un classico album alla Sadist, dove soluzioni progressive e fusion si sovrappongono ad una base death metal, con la singolare caratteristica che tastiere e chitarra si alternano quasi sempre, sovrapponendosi molto raramente per via del semplice fatto che sia il solo Talamanca a suonarle entrambe. Tuttavia, uno degli obiettivi che questo loro ultimo album ha sicuramente centrato è stata la fusione pressoché perfetta tra concept e atmosfere, le quali non risultano fredde e inquietanti come negli altri due album post-reunion (Sadist e Season in Silence). Al contrario, si fanno calde e avvolgenti anche quando sono le sole tastiere ad essere coinvolte, come nell’introduzione di Bouki e di Scratching Rocks; o quando Andy Marchini decide di suonare un fantastico giro di basso molto funky in apertura di African Devourers. Talvolta riescono anche a risultare decisamente epiche come nella già citata The Devil Riding the Evil Steed, soprattutto grazie ai suoi cori femminili.

Per concludere, Hyaena è sì un “classico” album alla Sadist nel quale si possono risentire con piacere tutti i tratti che li hanno distinti sin dagli albori della loro carriera, con la variante però di un concept originale e bizzarro che ne ha influenzato positivamente le ambientazione e le sonorità.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *