L’Arcadia della mia giovinezza: intervista a Carmelo Orlando (Novembre)

novembre

Dopo un silenzio durato quasi nove anni, il 1° aprile (no, non è uno scherzo) i Novembre pubblicheranno il loro nuovo album, URSA. Ne abbiamo parlato con Carmelo Orlando, leader fondatore.

Carmelo, che effetto fa ritornare sulle scene dopo nove anni?

È strano, è come non essersene mai andati e contemporaneamente come ricominciare da zero.

In quanto tempo è stato composto l’album? Con la tecnologia è cambiato il tuo modo di scrivere un album? Ho letto che eri solito immaginarti il disco in testa per poi arrivare in studio e dimenticarti qualche passaggio.

Non ho mai smesso di scrivere riff. È da quando abbiamo smesso di vederci con gli altri, nove anni fa, che continuo a registrare i riffetti che mi vengono in mente, e ho cominciato ad assemblarli nella forma di canzoni circa tre anni fa. Quello che dici tu, riguardo immaginarsi il disco è vero; ma non è che mi dimenticavo qualche passaggio, è che quando componi a memoria non hai una visione chiara di quello che verrà veramente registrato. Puoi farti un’idea anche abbastanza chiara però poi la realtà non è identica, c’è sempre qualcosa che non funziona, sempre qualcosa che viene fuori diversa da come lo immaginavi, mentre registrando tutto in prima persona puoi correggere ciò che non quadra.

URSA è l’acronimo di “Union des Républiques Socialistes Animales”, titolo inizialmente scelto per la La fattoria degli animali di George Orwell. Un titolo con denotazioni politiche, ma anche ecologico-animalista. O sbaglio?

Si è così. In realtà non avevamo intenzione di rendere queste idee così palesi. Di solito le mie idee le nascondo fra le righe. Però è andata così, inizialmente avevamo scelto un titolo che in seguito abbiamo visto non funzionare, così decidemmo di cambiarlo in URSA, ma era una parola che aveva bisogno di essere spiegata alla gente, perché comunque poco chiara. Quindi di intesa con la Peaceville abbiamo deciso di dare al pubblico delle tracce più chiare, come la spiegazione dell’acronimo. Per cui è capitato che ne ho parlato un po’ più approfonditamente nella descrizione dell’album e nelle varie interviste.

La splendida copertina è ancora una volta opera di Travis Smith. Come per Opeth e Katatonia, con cui Smith collabora da anni, solo lui è in grado di trasformare la vostra musica in immagini?

Sì la copertina è fantastica, non ci aspettavamo che venisse così bene, così bella, così catturante. Abbiamo lavorato molto su questa copertina, spesso ci siamo trovati in un vicolo cieco. Poi la situazione si è sbloccata. Travis è un artista che dimostra volta per volta di essere il migliore che c’è in circolazione. A dire il vero non è che ce ne siano tanti altri. Ho visto che c’è una penuria di grafici. Ultimamente ho visto delle copertine molto scarne, molto semplici che secondo me non funzionano. Servono ancora delle opere che possano catturare l’occhio della persona, che possano anche dare degli spunti di pensiero, che possano dare delle emozioni e questo è quello che riesce a fare Trevis volta per volta.

Mi parli della suite Agathae? È un riferimento esplicito alla vostra terra d’origine? Oltre ad essere, secondo me, la perfetta sintesi del suono dei Novembre dagli esordi – viene citata infatti The Dream of the Old Boats – fino a The Blue.

Dunque, Agathae è un pezzo che ha circa vent’anni. Credo di avere cominciato a comporla dopo la realizzazione di Wish I Could Dream it Again… nel ’95, ma era comunque un pezzo troppo avanguardistico, troppo difficile per me per poterlo gestire, e anche da spiegare agli altri. Gli altri del 1995, per cui molto inesperti. Perciò l’ho tenuta nel cassetto per tutto questo tempo. Mi ricordo anche che pensavo di realizzarla come progetto solista, comunque pensavo che mi sarei dovuto rivolgere a strumentisti più bravi, che potessero aiutarmi. Invece col tempo è finita che abbiamo imparato a gestire i nostri strumenti, imparato a suonare meglio. Agathae è un pezzo che nel 2016 è diventato possibile. È un pezzo folkloristico, un pezzo che riporta alla mia città di origine, un pezzo intitolato alla santa bambina, Agata, una musica che idealmente ripropone l’odissea di queste ossa trafugate a Baghdad, che vennero recuperate dai crociati e riportate in città. Insomma tutto molto mistico, molto mitizzato, rarefatto. Come dicevo, spazia da sonorità folk, a passaggi slayeriani, fino ad arrivare al black metal della prima ora. E poi ci sono delle follie alla Diabolical Masquerade (sempre per rimanere nell’ambito Dan Swanö/Katatonia). Cè un assolo di Massimiliano (Pagliuso, chiatarrista della band, NdR) che è fra i più belli che abbia mai fatto, ci sono riferimenti al passato come hai detto tu, tanta rumoristica, voci diaboliche, momenti di relax…. è un concept dentro un album. Un pezzo abbastanza anomalo di cui però siamo molto fieri perché riuscire a registrare una strumentale di nove minuti, di quella portata, era un’impresa che pensavamo non fosse possibile.

Fabio Fraschini e David Folchitto sono la sezione ritmica dell’album. Fraschini non è nuovo nella storia dei Novembre, Folchitto invece com’è stato reclutato? Secondo me, era l’unico che potesse sostituire Giuseppe Orlando.

David è un batterista eccezionale. Ha registrato 12 pezzi in tre giorni e mezzo. È molto disponibile a qualsiasi cosa gli venga chiesta. Ci siamo trovati molto bene e chissà, magari lavoreremo ancora insieme

Senza voler essere troppo indiscreti, immagino che chiunque si sia chiesto come mai i due fratelli Orlando non suonano più insieme.

La dichiarazione che ha rilasciato è veritiera.

Con quale formazione suonerete dal vivo?

Io, Massimiliano e Fabio, e stiamo provando dei ragazzi pugliesi, Carlo e Giuseppe Ferilli. Hanno una loro band, i Silvered e suonano delle robe meravigliose. Per adesso affrontiamo queste date, in futuro si vedrà, ma io sono gia molto contento così. Questa formazione mi darà modo di poter concentrarmi esclusivamente alla voce

Siete ritornati a lavorare con Dan Swanö dopo quasi vent’anni. Siete rimasti sorpresi dal fatto che è diventato uno dei migliori produttori in campo metal?

No, sorpreso no perché già sapevo che era il migliore in circolazione. Lo sapevo sin dai nostri primi due album, sin da quando abbiamo ascoltato Orchid (primo album degli Opeth, NdR), Crimson (quinto album degli Edge of Sanity, NdR), Dance of December Souls (primo album dei Katatonia, NdR). Adesso che la tecnologia ha compiuto dei passi avanti così grandi da potersi permettere di fare qualsiasi cosa senza spendere cifre astronomiche, non mi stupisce che lui sia diventato il migliore e che abbia surclassato i grandi studi da 2000 € al giorno. Del resto il talento non lo compri, col talento ci si nasce. Stiamo parlando di un polistrumentista, una persona che canta in maniera incredibile, che suona tutti gli strumenti in maniera fuori dal comune, perciò in fase di mixaggio riesce a mettersi nei panni di qualsiasi strumentista del gruppo. Non ha un punto di vista chiuso come quello che può avere, per esempio, un fonico/chitarrista, che non vede bene le problematiche dei batteristi o dei bassisti…

Dan Swanö, sonorità e tour sono solo tre cose che avete avuto in comune con Opeth e Katatonia all’inizio della vostra carriera. Come vedi le recenti evoluzioni dei due gruppi svedesi?

Sono le logiche evoluzioni che hanno tutti gruppi. Ognuno segue la propria origine, il proprio gusto, e sono rimasto entusiasta degli ultimi album sia di Opeth che di Katatonia. Gli Opeth, ad esempio, avevo cominciato a seguirli un po’ meno ma questo ultimo album mi ha spiazzato, pur avendo sonorità così settantine, è piaciuto anche a me. Stessa cosa per Katatonia, che adesso stanno per far uscire il loro ultimo album. Non vedo l’ora di sentire che hanno combinato.

Dopo la vostra pausa, soprattutto attorno alla figura di Neige (Alcest), si sono creati molti gruppi con sonorità affini e condivise. Le loro atmosfere richiamano spesso quelle create dal vostro gruppo nella seconda parte di carriera. Che ne pensi di tutti queste formazioni cosiddette post-black o blackgaze?

È un genere diverso dal nostro. Molto interessante!

Negli ultimi anni è cambiato molto il modo di fruire la musica. Ora c’è Facebook, iTunes, Bandcamp, Spotify, lyric video… il tutto si consuma a colpi di click. Per te che sei cresciuto a demo in cassetta e fanzine, che effetto fa?

Da ascoltatore è fantastico, hai accesso a tutto gratuitamente. Come musicista non mi importa granchè perchè rientriamo nella fascia di band della vecchia generazione, i cui fan vorranno il cd vero e proprio. Mi preoccupano le nuove band. Mi preoccupano i negozi di strumenti musicali che chiudono perchè le band non si formano piu. Mi preoccupa che questa generazione da il meglio della propria inventiva nell’ambito della programmazione e non nella musica. È una generazione a cui non è permesso essere ribelle, sono spiati costantemente. Negli Stati Uniti hanno la polizia nelle scuole che li mena a piacere. È una generazione che ha visto abusi di Stato che noi non potevamo neanche sognare, che sa che se si allarga troppo può finire uccisa o paralizzata a vita come è successo ai ragazzi della Diaz, e nessuno paga! In un atmosfera del genere, ti tagli i capelli e non ci pensi neanche a formarti un gruppo, la cui musica, comunque, non verrà pagata neanche un centesimo! Piuttosto fai l’hipster buono buono, con lo shottino in mano e il sorrisino rassicurante.

Immagino che non siate fan dei videoclip, in tutta la vostra carriera ne avete girato solo uno…

No, infatti. ma presto ne gireremo un altro.

Peaceville è e sarà l’etichetta migliore per voi? In tutti questi anni di silenzio non vi ha mai pressato come avrebbe fatto un’etichetta come la Century Media?

No, la Century Media aveva delle politiche di gestione per noi poco condivisibili. Puntava tutto sui gruppi che andavano meglio e lasciava gli altri come catalogo. Mentre con Peaceville è tutta un’altra storia. Puntano tutto sui pochi gruppi che hanno.

Sei autore di musica e testi, ma hai mai pensato di pubblicare un album da solista?

No, il mio narcisismo è un po’ azzoppato

So che sei un ascoltatore onnivoro di musica e che ti piacciono, tra gli altri, Isis e God Is an Astronaut. Negli ultimi dieci anni c’è stato qualcosa che ha colpito la tua attenzione? Tra le nuove leve so che ti piacciono i Plateau Sigma…

Beh ma loro non sono associabili a questo genere, non so come si chiama, post qualcosa, post-rock… secondo me loro fanno parte della scena death-doom-gothic-metal, molto vicina a quello che suoniamo noi, semplicemente portato avanti in maniera innovativa. Magari loro non saranno daccordo al 100%, ma è così che li sento. Per il resto mi piacciono molto sia Isis che God Is an Astronaut.

Hai dichiarato che il palco in tutti questi anni non ti è mancato affatto. Prossimamente sarete in tour per l’Italia, poi cosa accadrà?

Sì è vero considero il palco, il fare concerti, come un atto di vanità. Non riesco a vederla esclusivamente come un esibizione della nostra musica. Mi sembra un po’ un elevarsi al di sopra degli altri, un mettersi li a mo’ di santoni. Ma fa parte del gioco, lo devi fare, devi promuovere l’album, è una cosa inevitabile. Stiamo cercando di organizzare una tournée europea. Per adesso posso dirti solo questo, più avanti avrò maggiori dettagli.

Un ricordo di Fabio Vignati scomparso due anni fa.

Fabio era la persona più vera con cui ho mai avuto a che fare, con cui ho mai suonato. Non era il classico bravo ragazzo, frequentava cattive amicizie, era un Jim Morrison un po’ malandrino e io con questa gente mi sono sempre trovato molto bene. È gente che ho frequentato anch’io per tanto tempo. All’epoca lottai perché lui rimanesse nel gruppo, ricordo che stetti due ore al telefono cercando di fargli cambiare idea ma non c’è stato niente da fare, era irremovibile. Non so quali demoni lo hanno portato a lasciare il gruppo ma credo che siano gli stessi che se lo sono portato via due anni fa.

Foto di Agenzia 2D

Marco Gargiulo

Si ringrazia per la collaborazione Edoardo Giardina

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