The Marigold – Kanaval

The Marigold

The Marigold - Kanaval DeAmbula/Riff/Hyphen/Icore, 9 t.

Un cambio di percorso che, a distanza di cinque anni, intervallati da un EP, sembra più che evidente, come a voler prendere le distanze dalle passate venature, divenute di matrice wave nel tempo, seguendo una progressiva crescita di se stessi. I Marigold di Marco Campitelli ne hanno di anni sulle spalle, e con Kanaval giungono ad un punto che, piàù che tendere al noise anzichè al post-rock, grazie anche all’appoggio di colleghi come Amaury Cambuzat (Ulan Bator), Gioele Valenti (Herself), e Toshi Kasai, genera al contempo un universo ben più vasto: al nervoso excursus che attraversa Fade Down to Go Down ed un’ossessiva So Say We All si contrappongono una certa devozione allo shoegaze, meticolosamente filtrata nella vorticosa Disturbed, le vibrazioni doom miste a caleidoscopia psych che si diffondono a macchia d’olio nel corso di Magmantra, istantanee math granitiche e beffarde quali Sick Transit Gloria Mundi, esperimenti insoliti e galvanizzanti come Sludge-Jungle ed il loop fulminante e luciferino di Demon Leech, che a sua volta porta all’eccesso quella catarsi africana per Organ-Grinder ed interstellare per la breve Third-Melancholia. Collegamenti espliciti e non casuali per un lavoro complesso, ma di sicuro impatto. Un’ennesima conferma per la band pescarese.

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