The Smuggler Brothers – s/t

The Smuggler Brothers

The Smuggler BrothersTone Deaf, 15 t.

Esperienze diverse, stesso intento. Dalle parti di Palermo suonerebbe bizzarro notare come delle personalità sospese tra punk, folk e metal, possano trovare un simile punto di incontro, ma ciò è tutt’altro che improbabile ed irreale: con l’esordio in esame i sette musicisti che formano The Smuggler Brothers, nella loro ricetta di stampo 70’s, cara a realtà quasi coetanee come i Calibro 35, ne mettono non poca di carne al fuoco: funk spionistico (Roll Over, Inseguimento nella Viale Regione) con sfumature prog (Forconi e coltelli, Lo sciacallo, Agguato al casinò) e rock (la funambolica mini-jam di Chi è chi?, Spavald Movement), sfumature blues sorrette da cupi riff pianistici (Maldido!), se non tali da sfociare in una pièce jazzistica (Love at First Sight), insospettabili andamenti swing (Sometime Soon), linee di basso dalla velata saudade (Honeymoon for a Spy), tutto secondo un groove ora galoppante (Cala Rider) ora frenetico, in continuo crescendo (Running Theme), ora dilatato, se non in levare, ai confini del reggae (An Unexpected Rendez-vous), e persino un doveroso omaggio ad uno dei loro tanti maestri, Alessandro Alessandroni (Black Sport). Vista la nuova graduale ascesa in Italia del genere il rischio di risultare già sentiti è sempre dietro l’angolo. Ma è un rischio che, visto il risultato di alto gradimento, viene scongiurato. Chapeau.

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