Steven Wilson – Hand. Cannot. Erase.

Steven Wilson

Steven Wilson - Hand. Cannot. Erase.Kscope, 11 t.

Alla fine, come di conseuto, arriva quel momento cruciale della propria carriera che pare andare di pari passo con il ritorno a casa. Come se da Insurgentes in poi si fosse sviluppata una graduale costruzione stilistica che già aveva dato i suoi gustosi frutti nei vari progetti personali, pezzo per pezzo, brano per brano. Steven Wilson è così, ha l’aria di colui che non si cura della fame di fama, non si lascia condizionare da essa e rispetto ad altri colleghi e non del progressive rock predilige l’interesse nell’apportare i giusti cambiamenti nel caso di possibili sbavature. Hand. Cannot. Erase., suo quarto album in studio, è probabilmente quello che maggiormente concilia lo stile dell’artista con le contaminazioni elettroniche dei giorni nostri, seguendo una strada che non ricicla pedissequamente meri estratti di (graditissimo) stampo No-Man e Blackfield: servendosi di voci come quelle di Ninet Tayeb e Katherine Jenkins il deus ex machina dei Porcupine Tree si spinge ancora più oltre di quanto già effettuato con The Raven That Refused To Sing (And Other Stories), passando dalla sfuriata puramente prog di Home Invasion, prossima a sprofondare nella pioggia di moog di Regret #9, ad una 3 Years Older, nella sua accessibilità, celante una vena pop, più che fusion, tutt’altro che banale, tanto da raggiungere lo zenith nelle pulsazioni di Happy Returns e soprattutto nell’intensa title track. Non da meno, qua e là, un occhieggiamento ad una scuola di matrice trip hop, soprattutto nello spoken word di Perfect Life, ed una devozione ai propri punti di riferimento, là dove nell’intimità acustica di Transcience e soprattutto nei battiti della soave Routine si percepisce un’indole classicheggiante di memoria King Crimson, ma anche Genesis e Yes, e che senza alcuna autorefenzialità nella vorticosa, onirica e forsennata Ancestral vede un’ideale sintesi dell’opera, se non della figura odierna dell’autore. Per quello che oggigiorno è diventato il genere, a livello di massa, per fortuna avere a che fare con un’uscita di Steven Wilson costituisce l’equivalente una boccata d’ossigeno, anche nonostante qualche momento calante situato qua e là. E Hand. Cannot. Erase. non fa affatto eccezione.

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