Enisum – Arpitanian Lands

Enisum

Enisum - Arpitanian LandsDusktone, 9 t.

Leggere ancora una volta l’etichetta cascadian black metal associata ad un gruppo italiano (no, questa volta non viene pubblicato dall’Avantgarde Music) fa davvero pensare che quella sottospecie di colonizzazione culturale americana che viene chiamata globalizzazione sia ormai arrivata ad un punto di non ritorno. Come già visto con Earth I degli Earth and Pillars, l’etichetta sottintende una collocazione geografica precisa – catene montuose del nord-ovest degli Stati uniti – che nulla ha a che fare con l’Italia.

Ad ogni modo, Enisum – per quanto possa a prima vista sembrare un utilizzo dissacrante del latino a cui ci hanno abituato certi gruppi black metal scandinavi – è il nome del monte Musinè scritto al contrario. Monte che si trova in val di Susa, e che quindi col nord-ovest ha sempre a che fare, sebbene italiano. E ad un ascolto approfondito, seppure sia evidente l’influenza dell’atmospheric black di stampo americano alla Wolves in the Throne Room, risulta molto chiara anche l’importanza che gli Alcest rivestono per i torinesi. Infatti, dall’introduzione dell’omonima Arpitanian Lands agli arpeggi di Chiusella’s Waters e Fauna’s Souls si possono ascoltare ambientazioni care soprattutto a Écailles de lune, secondo album del gruppo transalpino. A questo scopo molto aiuta la soave voce di Epheliin, aggiuntasi al gruppo sin dal precedente Samoht Nara, ma molto più presente su Arpitanian Lands. In conclusione d’album, inoltre, le atmosfere sognanti tipiche dei lavori di Neige lasciano lo spazio a tre tracce (The Place Where You Died, Desperate Souls e Sunset on My Path) decisamente più movimentate e dinamiche, le quali ben concludono l’opera, totalmente dedita a ricreare gli spazi, i suoni e le leggende delle terre Arpitane.

Appare chiaro, infine, come sia stata l’etichetta discografica a fare sua una definizione stilistica d’oltreoceano dalla fama ben nota per il duplice scopo di attirare maggiormente l’attenzione del potenziale ascoltatore, e per amor di semplificazione. A ben vedere, poi, il gruppo piemontese preferisce definirsi “arpitanian black metal” che, per quanto sia altisonante ed estremamente circoscritto, mette in mostra una volontà di fare propri certi stilemi stranieri e riadattarli al contesto nostrano, ad un livello decisamente locale. A voler fare gli oltranzisti o gli intellettualoidi da centro sociale di provincia, per rifiutare la cosiddetta globalizzazione (in campo musicale, quantomeno), essendo generi nati in un contesto anglosassone, chiunque dovrebbe smettere di ascoltare rock e metal. Ecco, probabilmente gli Enisum sono riusciti a trovare un giusto compromesso tra l’accogliere una prestigiosa influenza artistica straniera, e il ricontestualizzarla grazie ad un amore spropositato per la propria terra.

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