Low – Ones and Sixes

Low

Low - Ones and SixesSub Pop, 12 t.

Slowcore. Difficile suonarlo, forse, difficile portarlo avanti con dignità, certamente, difficile portarlo ad una graduale evoluzione, impensabile. Specialmente se si è delle mosche bianche che in punta di piedi, consce dei propri limiti e con relativo seguito a dimostrarlo, hanno finito per dimostrare, di album in album, come si possa ancora ridere in faccia al tempo che passa senza rimanere ancorati agli anni ’90. Una descrizione dalla quale i Low non hanno mai finito per rifuggire, seguendo una formula mai rivelatasi stagnante e che in tempi recenti aveva finito per mettere a nudo tre musicisti nel loro stato di esseri umani servendosi di una caratura pop come quella di The Invisible Way. Visto l’argomento in esame, Ones and Sixes può essere visto, a suo modo, come il disco elettronico per eccellenza della formazione del Minnesota? Evidentemente sì, un irrigidimento dei propri arrangiamenti che fa da perno ad un’altra tappa rilevante, nei cui dodici brani, senza mai risultare sottotono, spiccano il beat ovattato e pulsante su cui rifuggono le voci di Alan Sparhawk e Mimi Parker nel corso di una struggente Gentle, esempio lapalissiano di una dicotomia tra quiete e tempesta a cui appartiene anche The Innocents, la linea di basso che, inserendosi in una cornice di stampo rock, fa da motore principale in No Comprende e diviene ancora più incalzante una volta presentatasi Kid in the Corner, il pianoforte come centro di eteree e nervose ballate che di lì a poco finiscono per mostrare un’indole lo-fi, nel passaggio da Spanish Translation a DJ, ma anche come loop intermediario attraverso cui soffocare tale indole, servendosi di riff quasi shoegaze come quelli di Congregation, i riverberi che amplificano la confessione amorosa di Lies e a loro modo si collegano a quel pop non del tutto abbandonato che funge da filtro al folk di No End, lo potenzia ed elettrifica per Into You ed al contempo non volta le spalle ad un contatto con una vena dreamy, quella di What Part of Me. Parti di un processo che raggiunge il suo apice nei quasi dieci minuti di Landslide, un blues che è sinonimo di pace e quiete come di un coacervo di distorsioni su un ritmo incessante e cadenzato, in particolar modo nella chiosa conclusiva. È chiaro come Ones and Sixes non si serva di orpelli magici di qualsivoglia sorta per stupire, ma lasci tutto in mano all’ennesima manciata di brani di livello tirata fuori da un gruppo di sopravvissuti da tenere in gloria il più possibile. Complimenti, Low.

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