Calibro 35 – S.P.A.C.E.

Calibro 35

Calibro 35 - S.P.A.C.E.Record Kicks, 14 t.

Tappe consequenziali più che evidenti. È strano pensare di lasciare le proprie impronte e nel giro di poco scappare a bordo di una quattroruote destinata a tramutarsi in una navicella. Un colpo di scena inaspettato, inusuale, irreale, verrebbe da dire. Ma quella che da anni stanno compiendo i Calibro 35 è una traversata che mano a mano lascia intravedere la necessità di non rimanere relegati alla sola dimensione spionistica, nel cui caso contrario si giungerebbe sì ad un reale rischio di scopiazzamento. Un baratro al quale non è facile sfuggire, ma che i ragazzi hanno sempre scansato con dignità, con la giusta dose di brio ed un divertimento lontano dallo stato di cartina di tornasole. Il cambiamento di S.P.A.C.E., pertanto, è assolutamente ben voluto sin dalla sua introduzione, che vede il mood alla Calibro inserirsi in un contesto interdimensionale, tanto con evidenti richiami all’immaginario alla UFO o Spazio 1999 quanto tale da spingersi un po’ più in là, con pochi collegamenti al repertorio passato, come nel caso della frenetica Thrust Force: oggi la band milanese arriva al punto di concedersi a digressioni tali da sfiorare kraut e psichedelia, come in Universe of 10 Dimensions, una pacata e lievemente jazz-fusion An Asteroid Called Death e nella chiosa di Serenade for a Satellite, pregna di tribalismo e di accenni prog, ma concepisce anche situazioni rarefatte, soffuse, di ispirazione soul per A Future We Never Lived ed atmosferiche al punto da risultare enigmatiche per Something Happed on Planet Earth e la sua cadenzata sezione ritmica, a sua volta talmente serrata da sfiorare certa elettronica (e in questo va riconosciuto il sempre ottimo operato di Fabio Rondanini) in Ungwana Bay Launch Complex, celante dei germi funk tali da portare ad una marcatissima Across 111th Sun ed un’ingranante e visionaria Bandits on Mars, senza nulla togliere al galvanizzante e galattico fuzz’n’roll di Violent Venus, con contaminazioni indiane riscontrabili, in quel della title track, nei fiati di Enrico Gabrielli, ma giocano un certo ruolo anche i vari intermezzi, dall’introduzione di 74 Days After Landing al breve prog di Neptune fino all’elettro-rumorismo di Brain Trap. L’atterraggio su altri pianeti, per i Calibro 35, si rivela pertanto riuscitissimo, a tal proposito, ed è parte di un’evoluzione più che necessaria per non cedere al sapore di stantio, che fa di S.P.A.C.E. un’opera azzeccatissima.

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