Andrea Chimenti – Yuri

andrea chimenti

Andrea Chimenti - YuriSanteria/Soffici dischi, 13 t.

Che la propria ossatura new wave fosse tale da costituire un trampolino dal quale tuffarsi dirigendosi oltre certi schemi già cari a colleghi dei decenni passati e realtà estere Andrea Chimenti lo ha sempre saputo più che bene, da La maschera del corvo nero che aveva dato luogo ad una nuova fase della sua vita, ma soprattutto dalla successiva affermazione de L’albero pazzo, grazie ad un songwriting che ha sempre finito per trascendere dalla sola musica, innalzandosi ad un’espressione che è cinematografica come teatrale, se non letteraria. Yuri, questo l’album in esame, non fa eccezione, essendo proprio la diretta continuazione del primo omonimo romanzo a suo nome: un concept album dove l’artista, bambino, uomo, ma soprattutto ragazzo, evoca immagini in cui infanzia e maturità si confondono, ben accompagnate dal supporto dei Sycamore Age, in un affascinante amalgama dalle molteplici facciate, suonato da un’atipica orchestra tanto dai richiami d’autore quanto tutt’altro che restia verso contaminazioni moderne. Chimenti traccia la vita di un menestrello mariachi elettrificato che si fa strada tra respiri affannosi (Mi dispiace), suonando blues ripetutamente pizzicati (la title track) e ninne nanne oscure, criptiche e decadenti (Non accenderti), coadiuvando nervosi crescendo contro la televisione recitati a mò di stream of consciousness (Torbidi giocolieri) ad una leggerezza tratteggiata con un fare jazzy (Il tempo di un battito), con una grazia espressa tramite una dicotomia tra ruggiti elettronici e urla paradisiache (Cenere) come ritmi incessanti e soavi andamenti pianistici (Il canto di Aede), mentre lo strumento si fa a suo tempo diretto protagonista di soliloqui situati sul filo del rasoio, anzi, sulla puntina del proprio disco, tra fischiettii e fisarmoniche (Aurora). Là dove la canzone nella sua accezione basilare è comunque presente sospesa tra tre ballate, che vanno dalla cupa, soffusa, mossa da impulsi tribali e tanto memore della devozione sylvianiana quanto di certi guizzi caveiani A Sweet Fall al tripudio di struggenti archi avente come climax la voce del nostro La tua parte fragile fino ad una summa generale meta-bandistica quale la conclusiva Ancora una volta, il quadro risultante è quello di una girandola che va di pari passo con la vita, la vita che Yuri sa di avere di fronte a sé e per la quale sa come Andrea Chimenti non si sia prodigato in alcuna sbavatura, centrando invece nuovamente il suo bersaglio. Un lavoro da assaporare senza alcun ripensamento.

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