Fifth to Infinity – Omnipotent Transdimensional Soulfire

Fifth to Infinity

Fifth to Infinity – Omnipotent Transdimensional SoulfireAvantgarde, 9 t.

Di potenziali super gruppi che faticano a produrre anche solo un album ce ne sono stati, ce ne sono e sempre ce ne saranno molti. Il musicista che sembra essere più avvezzo a questo tipo di progetti è il fenomenale bassista Steve DiGiorgio, il quale entrò a suo tempo nei Soen, che vennero annunciati nel lontano 2005 sul fu MySpace ma che pubblicarono il debutto Cognitive solo nel 2012. Ed è anche il caso dei Synesis Absorption, band nata nel 2008 in cui suona con l’ex batterista dei Suffocation Mike Smith e due musicisti serbi: da loro ci sono pervenuti solo due singoli.

I Fifth to Infinity hanno avuto una storia simile e diversa allo stesso tempo. Quando vennero fondati nel 1997 da Nader Jonas Reslan forse non avevano i presupposti per essere un cosiddetto super gruppo, visto che gli altri due membri, Martin Lopez (tutt’ora nei Soen) e Martín Méndez, erano solo agli inizi della loro florida carriera in rinomati gruppi svedesi (Amon Amarth per quanto riguarda il primo Martin, Opeth per entrambi). Il trio ebbe ad ogni modo un inizio difficile e, dopo quasi vent’anni, un temporaneo scioglimento e la sostituzione di Méndez, è finalmente riuscito ad arrivare al suo debutto.

Omnipotent Transdimensional Soulfire è, nella sostanza, figlio di quel fine anni Novanta e della terra in cui venne concepito. Amalgama sapientemente black e death metal tipicamente scandinavi – con giusto qualche influenza estera derivata dai seminali Celtic Frost – destreggiandosi molto bene tra partiture in tremolo, ritmi cadenzati e arpeggi acustici che donano un sapore molto atmosferico. In questo senso, Death Shall Wake Us All potrebbe essere considerata la traccia più emblematica e meglio riuscita dell’album, in quanto incorpora pressoché tutti i suoi elementi distintivi e vi aggiunge dei cori puliti epici e strazianti, presenti anche in The Blessings of Annihilation.

In quanto, per l’appunto, figlio dei tempi in cui venne concepito l’album correrebbe il rischio di risultare anacronistico, ma riesce fortunatamente a mantenere un delicato equilibrio tra vecchio e nuovo. Omnipotent Transdimensional Soulfire si inserisce quindi in un più ampio contesto di revival generalizzato di correnti e influenze passate – sempre in Svezia, sebbene la stessa operazione sia fatta su un genere diverso, vengono in mente i Bloodbath – alla riscoperta un po’ nostalgica di vecchie glorie, avendo comunque un occhio di riguardo per le nuove tendenze. Si potrebbe obiettare che, in questo modo, i Fifth to Infinity si rendano potenzialmente strabici, ma, per il momento, ciò non toglie nulla alla loro bravura e all’apprezzabilità del loro lavoro.

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