Fuzz Orchestra – Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi

Fuzz Orchestra

Fuzz Orchestra - Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoiWoodworm, 8 t.

In Italia, evidentemente, il cinema ha una duplice funzione in termini musicali: da una parte la ricostruzione di colonne sonore di un relativo decennio musicale, se non anche la stesura di nuove composizioni, dall’altra uno studio ancor più profondo di quelle pellicole la cui attualità è più disarmante e per il quale ad avere voce in capitolo è un suono prettamente personale. I Fuzz Orchestra fanno certamente parte del secondo gruppo, vista la graduale evoluzione attraversata e soprattutto il fatto che Morire per la patria, con l’ingresso di Paolo Mongardi dietro le pelli, abbia finito per evidenziare un’importante svolta, come se già tale lavoro rappresentasse il loro zenith. Ma in un periodo in cui appare complicato appropriare determinati sostantivi a dischi dotati di determinate qualità certe cose le si possono dire? Probabilmente sì e non c’è ombra di dubbio: Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi, quarta fatica in studio del gruppo, è un capolavoro. Non v’è più solo un’ossatura socio-politica, ma la rappresentazione dell’Apocalisse attraverso molteplici periodi cinematografici della storia, di quelle che non potevano avere una controparte sonora maggiormente adatta, sin dal primo ascolto. Da parte del trio, oltre che di contributi quali quelli di Enrico Gabrielli e di Nicola Manzan, l’andamento di Nel nome del padre va ben oltre la mera ottica westerniana, celando un vortice dove vi è un po’ meno punk e più metal, che si rafforza pienamente una volta sopraggiunta l’omelia di Todo Modo, dove l’incedere delle voci di Gian Maria Volonté e Marcello Mastroianni risulta in piena linea con lo spirito del film di Elio Petri e del libro di Leonardo Sciascia, ma non ci si astiene nemmeno da atipiche fusioni tra espedienti jazz e ritmiche heavy, se non zeppelinian-industriali, parte integrante dell’immenso bagaglio di cui dispone Mongardi, su cui prende vita Born into This, come se gli Area avessero visto nuova luce grazie ad un’accezione maggiormente spinta, mentre i loop che sottendono la narrazione di Dune sono il ponte levatoio per un mood doom fatto di riff granitici, quello di Una voce verrà, il bollettino di guerra di The Earth Will Weep, con un che di stravagante, vede nella chiosa cadenzata su cui si muove il funereo piano di Fabio Ferrario il suo punto saliente, ed Il terrore è figlio del buio funge da spigolosa annunciazione della catastrofe che incombe, prima di Lamento di una vedova, un canto abruzzese trasformato in una struggente preghiera gregorian-noise che va di pari passo con l’ambient catatonico e rumoristico del proclama di L’uomo nuovo. Dietro ascolti del genere è chiaro come certe conferme costituiscano più di una speranza, nel momento in cui c’è da tracciare un quadro conclusivo generale di ciò che dà realmente lustro all’ambiente. I Fuzz Orchestra, a tal proposito, sono imprescindibili. Un album da avere assolutamente.

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