L’orso – Un luogo sicuro

L'orso

L'orso - Un luogo sicuroGarrincha, 9 t.

Sono trascorsi solo quattordici mesi da Ho messo la sveglia per la rivoluzione, ma L’orso è tornato. La band capitanata da Mattia Barro ha confermato la sua prolificità, nonostante alcuni rilevanti cambiamenti, il più importante dei quali riguarda la formazione. Il disco s’intitola Un luogo sicuro ed è idealmente diviso in tre momenti, ciascuno dei quali corrisponde a una fase della ricerca che si compie solo con l’eterno ritorno verso se stessi e la propria casa: non si parla di filosofia, ma di “spazio” e “tempo”, quelle che lo stesso Mattia definisce “le sue ossessioni”. Il compaesano Marco Jacopo Bianchi (Cosmo, Drink to Me) s’è occupato della produzione e già con Apri gli occhi siamo nello spazio (Luogo n.1)” la sua mano si sente: forte la vena elettronica, morbidi cori in sottofondo e chitarra delicata per un pezzo quasi totalmente strumentale che introduce in maniera positiva il resto dell’opera. Non penso mai (primo singolo estratto) ed Essere felici qua hanno in comune la partecipazione di Giorgia d’Eraclea, in arte Giorgieness, che coi suoi cori e la sua bellissima voce impreziosisce altri due pezzi piuttosto riusciti: il primo combina il suono acustico delle chitarre e l’elettronica, la melodia, improvvise deflagrazioni di rap e ritornelli ripetitivi che entrano facilmente in mente, il secondo sintetizza il meglio del synth-pop de L’orso, inchinandosi solamente a Sparire qui, sicuramente il momento più interessante del disco, ben costruita in termini meramente musicali, con la sua atmosfera rarefatta e il suo testo ispirato. In Un luogo sicuro prendono forma, finalmente, quelle buone idee che si ritrovavano anche nei vecchi lavori ma che faticavano a compiersi nella maniera migliore: stavolta è presente l’urgenza mancata in altre occasioni, al punto che, al di là dei gusti personali e di un genere che tendenzialmente si ama o si odia senza mezze misure, il disco diventa di sicuro il più equilibrato e maturo della discografia de L’orso.

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