Cosmo – L’ultima festa

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Cosmo - L'ultima festa42, 8 t.

Il significato della ricerca di una sintonia tra Battiato e Battisti e le tante ramificazioni dell’EDM per un personaggio come Marco Jacopo Bianchi, già con i Drink to Me, rappresenta tutt’altro che una chimera, visto il suo sviluppo attraverso quel Disordine rivelatosi molto rilevante. Pertanto, con l’identità di Cosmo, il bisogno di continuare gradualmente a sviluppare un simile esperimento non poteva non avere la meglio e L’ultima festa, dietro l’esigua tracklist, cela molto più di quanto si creda. Come se alla base di questa seconda fatica in solo ci fosse un parziale abbandono dell’indole frenetica tipica di diversi momenti del lavoro precedente a favore di una maggiore pacatezza: a spiccare in particolare sono le articolazioni di Le voci, composizione in cui l’introspezione pop va di pari passo con uno stream of consciousness che è un ipnotico melting pot di beat, l’oscurità trasudata dai claps del simil-spoken word di cronaca Cazzate, i sopiti eppure inarrestabili battiti che tracciano Impossibile e che nella chiosa paiono strizzare l’occhio al dub, ma anche il mood futuristico alla Modjo della titlet rack, recante la freschezza di certa house e drum’n bass mista all’odierna eurodance. Non da meno Dicembre, mossa da un’intensità imbevuta di tendenze waveggianti a loro volta eteree nello svolgimento ambient di Regata 70, le visioni tragicomiche su cui si muove il solare coacervo synth-electro-pop de L’altro mondo e la ballata del lotto, la conclusiva Un lunedì di festa. Una strada, quella intrapresa da Cosmo, che evidentemente è ben ponderata nelle scelte risultanti e fa de L’ultima festa un disco da tenere in considerazione.

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