Mamavegas – Arvo

Mamavegas

Mamavegas - Arvo42, 10 t.

Che sia una formula, che sia un’esclamazione, che sia un apparente nonsense, certamente ha al suo interno tante storie, a loro volta l’esatto opposto dell’articolata leggerezza che si respirava in precedenza. Perché quella racchiusa in Arvo parrebbe essere un’esperienza non certo universale, ma comunque leggibile attraverso più di un’ottica: i Mamavegas sono di Roma, ma i loro natali potrebbero essere ubicati anche nel Regno Unito, in Belgio, per non dire l’Islanda. Non è una band avvezza al provincialismo, a loro modo sono ragazzi che si sentono cittadini del mondo e Hymn for the Bad Things lasciava pertanto intendere molto di ciò. Felicissimi inizi destinati a migliorare, così si dice. Così è: in Arvo l’intensità raggiunge livelli ulteriormente elevati, trainata come è dalla voce di Emanuele Mancini e da un suono avente molteplici direzioni: c’è una marzialità leggibile tra le pulsioni rock di Blessed and Gone che a sua volta continua con P-Syndrome, un pot-pourri di stomp, fingerpicking ed odori southern, per poi sopirsi tramite l’oscuro e sotterraneo blues di On My Knees, e come Shimmers si circonda di un’aura allegra, un’ossatura pop fusa con certi Red Hot Chili Peppers di stampo 90’s, contrariamente Count to Four tratta di folktronica mettendoci un pizzico di r’n’b, e se Wonder Tortilla è un inno a metà tra sfarzosità 70’s (con tanto di occhieggiamenti stranglersiani) ed incalzanti ed interdimensionali divagazioni d’oggigiorno, come The Flood è la cadenzata ballata di turno arricchita da incursioni nel noise, gli zenith sono rappresentati dal crescendo fatto di Moog e chitarre accavallate di Ten Days e dal mellotron portante della dichiarazione di January 19. Una riuscitissima evoluzione nel cui corso la registrazione in presa diretta di Last Call non suona come un’ammonizione, semmai come un saluto ed una consapevolezza di come, più che con un arrivederci, si abbia a che fare con la voglia di ricominciare, ancora ed ancora. Perché Arvo è l’emblema di una bellezza in divenire di cui i Mamavegas sono più che consci.

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