Band of Skulls – By Default

Band of Skulls

Band of Skulls - By DefaultBMG, 12 t.

Le regole, soprattutto quando si parla di rock, hanno uno scopo ben preciso: quello di essere infrante. Ma prima di comportarsi da novelli Pete Townshend serve avere le spalle larghe, grande orecchio ed esperienza a pacchi fatta sferragliando chitarre nei peggiori bar di Caracas. O di Southampthon, nel caso dei Band of Skulls, il gruppo britannico che nemmeno la Brexit riuscirebbe mai a farci odiare. E che, guardavano, è arrivato fresco fresco col nuovo album By Default.

Se Baby Darling Doll Face Honey (2009) ci aveva (sor)preso a schiaffi, se Sweet Sour ci aveva fatto rifugiare sotto un ponte durante un temporale estivo e se Himalayan ci aveva lanciato sulle highways al grido di “hoochie coochie”, By Default è il disco che farebbe un gruppo capace, detto fra di noi, di fregarsene. Delle regole, s’intende. Non si spiega altrimenti come mai un album possa, solo nelle prime tre tracce, mescolare il blues/rock di Black Magic, il cazzeggio alla The Darkness di Back of Beyond e i riff spietati di Killer. Il trio, insomma, a sto giro si diverte più del solito, e si sente: Tropical Disease sembra il figlio illegittimo di Jon Spencer e Jack White, la pseudo-title track gioca con il pop e l’hip-hop, e la chiusura smaccata te r’n’b di Something ci ricorda che in giro c’è (ancora) un rock libero da manierismi e proiettato verso il futuro.

Nonostante ciò, preso traccia per traccia il disco non è certo la migliore prova del gruppo, rallentato da qualche traccia un po’ zoppicante e che invita troppo spesso all’infausto skip. Ma preso nel suo insieme, questo è uno  degli album necessari di questo 2016, uno di quelli che si dovrebbero ascoltare a prescindere. Anzi, by default.

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