Germanotta Youth – s/t

Germanotta Youth

Germanotta YouthMegasound/Wallace/Stirpe999/Cheap Satanism, 13 t.

Un segno premonitore, quello di The Final Solution: de-evoluzione. Ma di quelle poche aventi un effetto benigno. Fabio “Reeks” Recchia sa cosa significhi ponderare le proprie scelte, in quanto fautore di una creatura ridottasi a soli due componenti. Germanotta Youth, si suppone, e pure bene. Un album omonimo simile, con il suo contrasto tra grazia e grinta già dalla fragola in copertina, fa pensare ad un Cappuccetto Rosso che, nel corso del suo viaggio, si inabissa in una vegetazione quanto più infestata possibile, e proprio per questo affascinante: Il boschetto di Nonna Bava introduce una fusione tra techno e grindcore che vede probabilmente il suo apice nella kryptonitica The Succubus e nel bombardamento meta-funk retrò e soffocante di Gore Matrioska, quest’ultimo segno di una devozione ai videogiochi presente anche nell’esilarante omaggio di Super Mario Blast; A Serbian Kolo è il death metal proiettato verso il futuro, mentre Kymatic introduce costruzioni math; Magellan Barbeque funge da scheggia impazzita, ma anche da furente danza sbilenca del lotto, prima di trovare un maggiore equilibrio nella diatriba tra voodoo e transistors vigente in Techno Viking, in un contesto che, una volta scevro da qualsivoglia irrigidimento, fa sì che ci sia spazio persino per la trance di Magix Music Maker. Dulcis in fundo, una pièce in due atti come Blackfriars Bridge, ambient ed atmosfere da film di Carpenter su beat prima sconnessi e squilibrati, poi incessanti. Lo stupore, la sperimentazione e la credibilità per i Germanotta Youth è chiaro come non viaggeranno mai su binari differenti, e quanto esposto in un album del genere ne è una prova evidentissima. Da non lasciarsi sfuggire.

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