Iacampo – Flores

Iacampo

Iacampo - FloresThe Prisoner/Urtovox, 12 t.

Ogni album in studio di Marco Iacampo rappresenta un continuo passo verso una completa evoluzione, come Valetudo aveva lasciato intuire come nell’intimità ci potesse essere una giusta via di fuga. Ma momentanea, visto il cambiamento in esame: Flores, sua terza fatica in studio, a quell’intimità contrappone la necessità di mettersi allo scoperto e risultare ancora più diretti, magari anche rinunciando all’ausilio della sola chitarra acustica: se qualcosa rimane in situazioni come la strumentale Pescatore ed il ritratto di Biancavela, ad avere la meglio è un panorama dove ad una sezione ritmica a volte ridotta all’osso, là dove si sente una certa cupezza in Come una roccia e si risulta maggiormente visionari ascoltando l’etereo sax di Santa Clara, altre irrigidita, come dimostra in primis il sapore legnoso, più che metallico, dell’incessante Palafitta, ma anche della subacquea L’effetto che fa, se non cavalcate percussive quali Due due due, si accompagnano la chiosa tropical-jazzata di Pittore elementare, il mood folk-blues 60’s-70’s della title track, l’andamento contrastante di bossa nova e rumba nei richiami a Gazzè di Nuovissimo bestiario veneto e in Come una goccia ed i citazionismi facenti capolino nella saudade, contrastata dagli archi, di Ogni giorno ad ogni ora. Non c’è alcun dubbio: Flores è un’altra tappa portata a termine per Iacampo, il cui seguito si conferma più che meritato.

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