October Tide – Winged Waltz

October Tide

October Tide - Winged WaltzAgonia, 8 t.

Nati come progetto parallelo ai Katatonia dalle menti di Jonas Renkse e Fredrik Norrman, gli October Tide si sciolsero dopo i primi due album, forse anche perché la strada del gruppo principale virava verso sentieri ben diversi, pressoché incompatibili con il death doom dei primi album di entrambi i progetti. Se oggi possiamo ascoltare ancora una volta un nuovo album degli October Tide è grazie a Norrman, che, dopo aver lasciato i Katatonia nel 2009, riformò il fu progetto parallelo col fine di elevarlo a gruppo principale.

Piuttosto che grazie a lui, qualcuno potrebbe pensare che è a causa sua se ora siamo costretti a fare il paragone tra mezzi flop come A Thin Shell e Tunnel of No Light e due album ottimi – se non addirittura seminali – quali Rain Without End e Grey Dawn. Tuttavia questa volta il chitarrista svedese potrebbe essere riuscito a dare vita ad un’opera quantomeno di buona qualità, dato che Winged Waltz si presenta immediatamente come un album carico di energia e coinvolgente, sia nei momenti più cattivi e rabbiosi, che in quelli acustici più riflessivi – sebbene questi ultimi, in effetti, si presentino lievemente stereotipati. Certi passaggi di Swarm e Nursed by the Cold – o anche di Perilous – da soli riescono probabilmente a trasmettere più di quanto riuscisse uno sciapo A Thin Shell. Ma la nuova opera risulta soprattutto più dinamica e variegata, ben lontana dall’indolenza degli altri due lavori post-riunificazione.

Che sia stato l’ingresso di Mattias Norrman (anche lui ex Katatonia) al basso ad ispirare miracolosamente il fratello Fredrik? Oppure la formazione sostanzialmente stabile da due album a questa parte ha aiutato a rifinire gli spigoli di un Tunnel of No Light tutto sommato discreto ma monotono? Forse gioca a favore di Winged Waltz anche il fatto che, oltretutto, nel genere non sia rimasto sostanzialmente nessun nume tutelare visto che quasi tutti i gruppi che hanno creato questa corrente si sono dati ad altri stili – fatta eccezione per i My Dying Bride, beninteso. Fatto sta che il recente ritorno dei Paradise Lost alle sonorità degli albori è stato decisamente più maldestro.

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