Macelleria Mobile di Mezzanotte – Funeral Jazz

Macelleria Mobile di Mezzanotte

Macelleria Mobile di Mezzanotte - Funeral JazzSubsound,  9 t.

Gli anni ’30, la letteratura hard boiled, il cinema americano e non: fantasmi che pervadono quella che un tempo era una one man band e che si è sempre astenuta dal solo obiettivo di risultare la versione nostrana di progetti internazionali “alieni”, alla Bohren and der Club of Gore. La Macelleria Mobile di Mezzanotte è una realtà con un’identità riconoscibile, una personalità strabordante, di album in album, a partire dal suo fondatore, Adriano Vincenti, non un cantante nell’accezione basilare del termine, ma un traghettatore che narra storie di amore e di morte. In Funeral Jazz, nuova fatica in studio ed ulteriore freccia al loro ampio arco, vivono l’amplesso e l’assassinio in un percorso che passa dalle vibrazioni di una polverosa e catartica 1000 sigarette e un omicidio ad una sensazione di calore che trasuda dalle note di Love Affair. Ma vi è anche, al centro del distorto Boogie woogie traditore che fa il palo con il cadenzato scat di Black Byrd BeBop Benzedrine, la vendetta, in un excursus dove la passione attraversa quel jazz caro al gruppo che fa da panorama a Slow e segna il trip hop raffinato della title track e maggiormente riflesso attraverso marcate sfumature più noise che ambient ne Il buio adesso, raggiunge lo zenith in Dalia, l’ultimo addio, sottenendo una sinfonia oscura, subacquea, colma di seduzione, in particolar modo nel sax di Pierluigi Ferro, e vede la sua antitesi nelle atmosfere pregne di timore e di terrore che pervadono lo “swing di morte” de La semplice arte del delitto. Una trama intricata, quella di Funeral Jazz, che nel legame tra cinema e musica ancora una volta comporta come la formazione romana sappia sempre come superarsi, partorendo un lavoro consigliato non solo agli amanti di certe sonorità.

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