Giancarlo Frigieri – Troppo tardi

giancarlo frigieri

Giancarlo Frigieri - Troppo tardiControrecords/New Modern, 8 t.

Mai con l’intenzione di essere uguali agli altri, né tantomeno di divenire una caricatura di se stessi. Sempre con una fatica diversa dalla precedente e a tal proposito mossa da un’inventiva strabordante, da un’ossatura d’autore che si rende malleabile con sonorità inerenti alla propria formazione come a certe contaminazioni di oggigiorno. Non servono sforzi ulteriori per capire come la strada di Giancarlo Frigieri da tempo risulti più che segnata, come da maturazione avvenuta a partire soprattutto da I sonnambuli, fino a Togliamoci il pensiero e Distacco. “Troppo tardi”, a tal proposito, non è solo il titolo del nuovo disco in esame, ma una constatazione di come i colpi di scena possano fungere ancor di più da motore portante, in quanto nel giro di soli otto brani le carte in tavola vengono totalmente cambiate a favore, a voler azzardare, dell’album maggiormente sperimentale dell’artista di Sassuolo: in primis va sottolineata l’intensità di Elicotteri e cani, senz’altro una delle sue canzoni di maggiore rilievo, mossa da immagini soffuse, panorami chiaroscuri ed una malinconia di fondo a cui subentrano determinazione ed abbattimento, che seguono l’ideale immaginato con Terra tra i meandri di Distacco ma senza il modello di Dylan e di Young, ma viene spontaneo dedicarsi al resto nelle sue molteplici peculiarità: Motivi familiari, con il suo mantra ectoplasmatico di sottofondo, sembra fumosamente occhieggiare ad una corrente lo-fi, salvo poi rivelarsi come la ballata di turno del lotto; Nakamura sputa fuori una sorta di noise-folk dagli isolati sprazzi elettronici, a loro volta ulteriore marcia alla sinergia classicheggiante che anima Il limite; il passato mood “militante” si evolve dai germi clashiani e springsteeniani di Galleria, soffocati da una ninna nanna ridotta all’osso, passando dalle parti di un Billy Bragg in preda ad un incalzante funk’n roll alla base della proclama de Nel mondo che faremo per poi ritrovarsi in un blues battente le cui onomatopee e rumorismi simil-r’n’b, al centro di Fiori, guardano all’evoluzione di certa black music avvenuta nel corso degli ultimi decenni; persino l’unico momento prettamente pacato, rappresentato da Il chiodo, sì ricongiungibile alle situazioni maggiormente allegre del nostro, viene piacevolmente infestato da percussioni schioccanti e guireggianti. Non vi è ombra di dubbio: l’unica cosa per cui è Troppo tardi è l’ipotesi remota che una simile inventiva possa un giorno o l’altro divenire nulla. Ma non c’è scampo, dal momento che Giancarlo Frigieri ancora una volta lascia il segno, realizzando un lavoro di alto rilievo.

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