Oslo Tapes – Tango Kalashnikov

Oslo Tapes

Oslo Tapes - Tango KalashnikovDeAmbula/Riff/DreaminGorilla/TotenSchwan/SantaValvola/Ridens, 10 t.

Ad ottime partenze corrispondono compimenti definitivi, in tema stilistico e di formazione. Là dove c’è stata l’assistenza di colleghi come Nicola Manzan gli Oslo Tapes, Marco Campitelli ed Amaury Cambuzat, nel batterista Federico Sergente (Zippo) hanno visto un’ottima risorsa: Tango Kalashnikov è una seconda fatica che a tal proposito non lascia spazio ad interpretazioni, è un ballo distorto i cui passi, sulle degne tracce dell’album precedente, si susseguono accompagnati da una voce in gran parte recitata, mormorata, declamata, che passa da cima a fondo dalla furia noise breve ma intensa per Golgota e cadenzata ed eterea per Nord, mentre i rumori industriali di Bon Départ concedono respiro ad una sorta di avanguardia slintiana. Il resto è più che evidente: Metelkova, dall’impronta interdimensionale, è dalle parti dello sludge, la sezione ritmica di Ossa risulta posseduta da richiami voodoo, il post-rock della dilatata Iceberg (con la voce di Umberto Palazzo) è in contrasto con la fusione tra costruzioni math/jazz di Simmetrie, si occhieggia a shoegaze (Gestalt (Minute Song)) e trip hop (Ellissi) e i momenti maggiormente rock risultano a più strati, apparentemente ordinari ma prossimi alla veemenza, come denota l’onda di Tango Kalashnikov. Caratteristiche che tirano acqua al mulino del trio e fanno di Tango Kalashnikov un’esperienza da non sottovalutare.

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